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beneficio degli aiuti agli investimenti concessi con bandi e contributi nel 2025 (344,1 mln nel 2019)
RNA
+40,2%
numero di aiuti concessi: da 3.373 a 4.729
RNA
66,5%
quota del beneficio assorbita dal 6,2% degli aiuti, quelli oltre 500.000 €
RNA
8.371
progetti di incentivo alle imprese nella provincia di Lecce, ciclo 2014-2020
OpenCoesione
Le cifre RNA e OpenCoesione provengono da fonti diverse e non vanno sommate né confrontate tra loro.
Nel 2025 le imprese pugliesi hanno ricevuto aiuti agli investimenti per un beneficio complessivo di 824 milioni di euro. Nel 2019 erano 344. Il volume in euro è cresciuto del 139,5%.
Una buona notizia? In parte. Perché la crescita non si è distribuita in modo uniforme. Gli aiuti oltre i 500.000 euro sono triplicati, da 98 a 294, e oggi assorbono due euro su tre. Gli aiuti piccoli sono rimasti, in proporzione, quasi dove erano.
Per una PMI il punto è questo: le risorse sono aumentate, ma la porta d’ingresso più grande è diventata quella dei progetti strutturati. Capire dove si colloca il proprio progetto, prima di scegliere lo strumento, fa risparmiare mesi.
In questa guida trovi i numeri, la loro lettura prudente e le indicazioni pratiche. I dati vengono dal Registro Nazionale Aiuti di Stato (RNA) per il quadro regionale e da OpenCoesione per il territorio. Per esplorarli da solo, c’è la dashboard interattiva.
Indice
Da dove vengono i numeri
Il quadro complessivo del RNA
Aiuti agli investimenti: più risorse
…ma più concentrate
Le misure che contano
Cosa significa per una PMI
I crediti d’imposta: un capitolo a parte
Le province: Lecce, Brindisi, Taranto
Domande frequenti
Fonti e metodo
1. Da dove vengono i numeri
Questa guida usa due fonti pubbliche. Rispondono a domande diverse, e per questo restano separate dall’inizio alla fine.
Il Registro Nazionale Aiuti di Stato (RNA) raccoglie gli aiuti concessi alle imprese: chi li ha ricevuti, con quale misura, per quale importo. È gestito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e pubblica i dati in formato aperto.
OpenCoesione è il portale della Presidenza del Consiglio sui progetti finanziati con i fondi di coesione. Contiene il dettaglio territoriale, fino al comune.
Un limite va dichiarato subito: il RNA non riporta la provincia dell’impresa. Il dato è solo regionale. Per parlare di Lecce, Brindisi o Taranto serve OpenCoesione, che però copre solo i progetti sostenuti dai fondi di coesione e non l’insieme degli aiuti di Stato. Per questo le due serie di numeri non si sommano e non si confrontano.
Aiuto concesso e beneficio: due cose diverse
Nel RNA l’unità di conteggio è l’aiuto, identificato da un codice univoco. Un aiuto può avere più componenti, per esempio un contributo e un prestito, e conta una volta sola.
Gli importi si leggono in due modi:
importo nominale: la somma finanziata, garantita o concessa;
elemento di aiuto: il vantaggio economico effettivo per l’impresa, cioè l’equivalente sovvenzione.
La differenza pesa soprattutto con le garanzie. Nel 2025 quelle registrate in Puglia valgono 2.406,85 milioni di euro di importo nominale, ma solo 177,92 milioni di elemento di aiuto. Chi sommasse i primi ai contributi a fondo perduto confronterebbe grandezze che non si possono confrontare.
In questa guida, salvo diversa indicazione, “beneficio” significa elemento di aiuto. Quando parliamo di numeri, lo diciamo: numero di aiuti, volume in euro o mediana.
2. Il quadro complessivo del RNA
Per capire dove si concentrano i numeri conviene partire dal quadro intero. Nel 2019 il RNA registra per la Puglia 31.686 aiuti, per un beneficio di 657,7 milioni di euro. Nel 2025 sono 238.914 aiuti e 3.849,5 milioni.
Un salto enorme, che però si spiega guardando le categorie di soggetto concedente.
Categoria
Aiuti 2019
Beneficio 2019
Aiuti 2025
Beneficio 2025
Lavoro (INPS, INAIL)
15.636
59,5 mln
186.618
1.515,1 mln
Formazione (fondi interprofessionali)
3.443
17,4 mln
3.692
27,4 mln
Investimenti e sostegno alle imprese
12.607
580,8 mln
48.604
2.307,0 mln
Elaborazione FinanziamentiSalento.com su dati RNA — numero di aiuti e beneficio in milioni di euro.
La categoria “lavoro” passa da meno di un aiuto su due a oltre tre su quattro, e dal 9% a circa il 39% del beneficio totale. Con ogni probabilità pesano gli sgravi contributivi legati alla decontribuzione per il Mezzogiorno, ma il RNA non permette di dirlo con certezza: è una lettura, non un dato.
Conta il risultato pratico. I totali generali del RNA non dicono nulla sugli investimenti delle imprese, perché li inglobano insieme a misure di natura molto diversa.
Da qui in avanti ci concentriamo sugli aiuti agli investimenti. Lavoro e formazione restano come contesto.
Il perimetro: cosa è incluso
Anche la categoria “investimenti” è troppo ampia. Contiene garanzie, crediti sulle commissioni dei pagamenti elettronici, misure anticrisi, incentivi energetici di esercizio. Per leggere gli investimenti produttivi abbiamo isolato un perimetro più stretto.
Inclusi:
aiuti a finalità regionale;
investimenti delle PMI;
avvio d’impresa, compresi NIDI, Resto al Sud e microprestito;
ricerca e sviluppo;
innovazione delle PMI;
ambiente ed efficienza energetica;
trasformazione di prodotti agricoli;
export e internazionalizzazione.
Esclusi: le garanzie, che sono una forma di accesso al credito; le misure anticrisi; la formazione; cultura, sport e audiovisivo; gli incentivi energetici di esercizio; gli aiuti ai centri di trasferimento tecnologico, che sono servizi erogati ai centri e non investimenti delle imprese.
I crediti d’imposta automatici restano fuori dal confronto 2019-2025 e hanno un capitolo a parte (sezione 7).
3. Aiuti agli investimenti: più risorse
Nel perimetro dei bandi e contributi agli investimenti produttivi, il confronto tra 2019 e 2025 è questo.
2019
2025
Variazione
Aiuti concessi
3.373
4.729
+40,2%
Imprese beneficiarie
2.978
3.973
+33,4%
Beneficio totale
344,1 mln €
824,0 mln €
+139,5%
Aiuto mediano
22.908 €
29.153 €
+27,3%
Elaborazione FinanziamentiSalento.com su dati RNA — beneficio (elemento di aiuto) in milioni di euro; mediana per aiuto.
Quattro grandezze, tutte in crescita. Gli aiuti sono più numerosi, le imprese che ne beneficiano sono di più, il volume totale in euro è più che raddoppiato.
Anche la mediana è salita. L’aiuto “tipico”, quello che sta a metà della distribuzione, è passato da circa 22.900 a circa 29.200 euro. Un aumento di oltre un quarto, molto più contenuto di quello del volume totale. Il divario suggerisce che la crescita sia stata trainata soprattutto dagli aiuti più grandi, come vedremo nella sezione successiva.
Dove sia arrivata, lo vediamo nella sezione successiva.
Una nota di metodo
Il confronto tra 2019 e 2025 è un confronto tra due anni, non una serie storica. Nel mezzo sono cambiate le misure: ne sono nate di nuove, come i programmi del PR Puglia FESR 2021-2027, e altre si sono chiuse. Le variazioni vanno quindi lette come cambi di composizione, non come variazioni “a parità di misure”.
4. …ma più concentrate
Il dato più interessante non è la crescita. È come si è distribuita.
2019
2025
Aiuti oltre 500.000 €
98
294
Quota sul numero di aiuti
2,9%
6,2%
Beneficio assorbito
191,1 mln
548,2 mln
Quota sul beneficio totale
55,5%
66,5%
Aiuti sotto 5.000 € (quota sul numero)
12,8%
13,2%
Elaborazione FinanziamentiSalento.com su dati RNA — beneficio (elemento di aiuto) in milioni di euro.
Gli aiuti oltre i 500.000 euro sono triplicati. Il loro beneficio è quasi triplicato: da 191 a 548 milioni di euro. Nel 2019 assorbivano una quota di poco superiore alla metà delle risorse. Nel 2025 due euro su tre.
Tutto il resto, cioè gli aiuti sotto i 500.000 euro, è cresciuto meno. Il loro numero passa da 3.275 a 4.435 (+35,4%). Il beneficio complessivo da 153,0 a 275,8 milioni di euro (+80,2%). Cresce, ma a un ritmo molto più basso.
In basso la fotografia è stabile. Gli aiuti sotto i 5.000 euro sono circa uno su otto sia nel 2019 sia nel 2025.
Come leggere questo dato
Le cifre sono affermative. Le interpretazioni, no.
Una lettura plausibile è che a pesare sia la presenza di strumenti pensati per grandi programmi di investimento. Alcune delle misure più rilevanti del 2025, come i Contratti di sviluppo e i programmi del PR FESR 2021-2027, hanno aiuti mediani di oltre un milione di euro. Bastano pochi aiuti di quel tipo per spostare in modo evidente la distribuzione.
Il RNA, però, non dice chi siano i beneficiari né quale sia la loro dimensione. Non possiamo quindi affermare che i grandi progetti vadano alle grandi imprese. Possiamo dire che, in euro, la fascia alta pesa di più.
5. Le misure che contano
Quali strumenti hanno generato questi numeri? Ecco le prime misure del 2025 per beneficio, nel perimetro dei bandi e contributi.
Misura
Aiuti
Beneficio
Aiuto mediano
Titolo II – aiuti a finalità regionale (Regolamento regionale)
1.444
295,0 mln €
67.482 €
Titolo V – ricerca, sviluppo e innovazione (Regolamento regionale)
72
136,3 mln €
circa 1,0 mln €
Contratti di sviluppo
16
86,1 mln €
circa 2,5 mln €
Contratti di Programma (PR Puglia FESR 2021-2027)
13
37,8 mln €
circa 1,2 mln €
Fondo crescita sostenibile (R&S, accordi con le regioni)
35
26,5 mln €
circa 721.000 €
Programmi Integrati di Agevolazione – PIA (PR Puglia FESR 2021-2027)
13
26,1 mln €
circa 1,7 mln €
Elaborazione FinanziamentiSalento.com su dati RNA — beneficio (elemento di aiuto) in milioni di euro.
Le prime sei misure valgono insieme 607,6 milioni di euro, il 73,7% del beneficio del perimetro.
Titolo II: la misura per numeri e volume
Il Titolo II del regolamento regionale è la misura più grande per numero di aiuti (1.444) e per beneficio (295,0 milioni, il 35,8% del totale). Nel 2019 era già la prima, con 1.408 aiuti e 205,6 milioni.
È il regolamento regionale che finanzia gli investimenti produttivi delle imprese pugliesi. L’aiuto mediano è salito da 33.834 a 67.482 euro.
Per un approfondimento operativo su uno strumento regionale a sostegno degli investimenti delle strutture ricettive, c’è la guida a MiniPIA Turismo Puglia.
Titolo V e ricerca: pochi aiuti, molto peso
Il Titolo V finanzia ricerca, sviluppo e innovazione. Nel 2025 conta 72 aiuti contro i 128 del 2019, ma il beneficio passa da 15,6 a 136,3 milioni di euro. Pochi aiuti, molto più grandi.
Anche i Contratti di sviluppo seguono lo stesso schema: da 5 aiuti e 37,3 milioni nel 2019 a 16 aiuti e 86,1 milioni nel 2025.
Le misure a sportello e per l’avvio
Sul fronte opposto, due misure raccontano un’altra fascia.
Nuova Sabatini: 1.521 aiuti nel 2025 (452 nel 2019), con un aiuto mediano di 9.588 euro (7.121 nel 2019). Vale 21,4 milioni di euro di beneficio.
NIDI: 269 aiuti nel 2025, con un beneficio di 22,9 milioni di euro e un aiuto mediano di 93.198 euro. Nel 2019 la misura di avvio d’impresa regionale registrava 318 aiuti e 19,1 milioni.
Due strumenti molto diversi per dimensione, accomunati dal fatto di essere pensati per chi parte da progetti più piccoli. Per NIDI c’è la guida al bando NIDI Puglia 2026.
Il nuovo ciclo
Tra le misure del 2025 compaiono quelle del ciclo di programmazione 2021-2027: Contratti di Programma, PIA, e sul fronte nazionale Investimenti sostenibili 4.0, con 19 aiuti e 21,9 milioni di euro. Dove il ciclo è in corso, trovi le guide a Puglia Moltiplica e al bando STEP Puglia.
6. Cosa significa per una PMI
Fin qui i numeri. Veniamo a cosa se ne può ricavare. Quello che segue vale per chiunque, non per un caso specifico: è una chiave di lettura generale.
Due strade, non una
I dati descrivono due modi di accedere agli aiuti.
La strada delle misure di importo contenuto. Nuova Sabatini, voucher, NIDI. Mediane da poche migliaia a qualche decina di migliaia di euro, procedure più standardizzate, tempi più prevedibili. Funziona per investimenti circoscritti: una macchina, un impianto, l’avvio di un’attività.
La strada dei programmi strutturati. Titolo II, PIA, Contratti di Programma, Contratti di sviluppo. Qui le mediane salgono a decine di migliaia, poi a centinaia di migliaia, poi a milioni di euro. Cambia anche il lavoro richiesto: piano d’impresa solido, copertura finanziaria dell’investimento, tempi di istruttoria più lunghi, rendicontazione più impegnativa.
I numeri dicono che, in euro, la seconda strada pesa sempre di più. Non dicono che sia la strada giusta per tutti. Un progetto da 80.000 euro non diventa un programma strutturato solo perché lì ci sono più risorse.
Tre cose da verificare prima di scegliere
1. La dimensione reale del progetto. Il primo filtro è l’investimento, non la misura. Confrontare la mediana dello strumento con l’importo del proprio piano dice subito se si è nel posto giusto.
2. Cosa si fa con la parte non coperta. I contributi coprono una quota, non l’intero investimento. Vale per quasi tutte le misure: la quota restante va finanziata, e le condizioni di accesso al credito diventano parte del progetto.
3. Se lo strumento è aperto e per chi. Sportelli sospesi, finestre temporali, dotazioni che si esauriscono, requisiti sui beneficiari: le condizioni cambiano spesso. Prima di costruire un piano su una misura, va verificata la sua situazione sul sito dell’ente gestore.
Il cumulo non è automatico
Un’impresa può in molti casi combinare strumenti diversi, ma le regole cambiano da misura a misura. Il divieto più frequente riguarda le stesse spese: la stessa fattura non può essere agevolata due volte oltre determinati limiti. Su spese distinte il discorso è diverso. Prima di sommare incentivi nel piano finanziario, conviene leggere le regole di cumulo della singola misura, non quelle generali.
Una nota sull’accesso al credito
I dati RNA includono le garanzie pubbliche tra gli aiuti, e il loro importo nominale è molto elevato. Il vantaggio economico effettivo per l’impresa è però una frazione di quell’importo (177,92 milioni di euro di elemento di aiuto su 2.406,85 di importo nominale, nel 2025). Per questo le garanzie non sono incluse nelle cifre degli investimenti: sono una leva diversa, che sostiene l’accesso al credito più che il contributo diretto.
7. I crediti d’imposta: un capitolo a parte
Se guardi il RNA 2025, i crediti d’imposta automatici sono la categoria più diffusa: 15.947 aiuti, 606,8 milioni di euro di beneficio, con un aiuto mediano di 8.550 euro.
La parte principale è il credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno e nelle ZES: 15.041 aiuti, 529,1 milioni di euro, mediana di 8.271 euro.
Nel 2019 per la Puglia non compare alcun credito d’imposta automatico. Sarebbe sbagliato leggere questo dato come una crescita reale degli investimenti agevolati. Gli aiuti fiscali automatici vengono registrati dall’Agenzia delle Entrate nell’esercizio successivo alla dichiarazione dei redditi. Riguardano quindi investimenti degli anni precedenti e non sono confrontabili con il 2019.
Per questo li troverai sempre separati dai bandi e contributi. Sono una misura di massa, con importi piccoli (quasi quattro su dieci sotto i 5.000 euro) e una logica diversa da quella degli incentivi a sportello o a graduatoria.
8. Le province: Lecce, Brindisi, Taranto
Da qui in avanti la fonte è OpenCoesione. I numeri non vanno accostati a quelli del RNA delle sezioni 3-7.
Il RNA non permette l’analisi per provincia. OpenCoesione sì, limitatamente ai progetti di concessione di incentivi alle unità produttive del ciclo 2014-2020, con dati aggiornati al 30 giugno 2026.
Provincia
Progetti
Finanziamento pubblico netto
Imprese beneficiarie
Bari
13.832
1.358,9 mln €
6.565
Lecce
8.371
614,0 mln €
3.881
Foggia
5.440
276,8 mln €
2.450
Taranto
3.801
350,4 mln €
1.943
Barletta-Andria-Trani
3.395
146,3 mln €
1.578
Brindisi
2.870
247,2 mln €
1.349
Elaborazione FinanziamentiSalento.com su dati OpenCoesione — progetti localizzati in una provincia, ciclo 2014-2020, dati al 30/06/2026.
Lecce è seconda dopo Bari sia per progetti sia per risorse. Sul totale delle sei province pesa il 22,2% dei progetti e il 20,5% delle risorse.
Taranto ha meno progetti di Foggia, ma un finanziamento pubblico netto più alto (350,4 milioni contro 276,8). Brindisi ha il numero più basso di progetti, ma un finanziamento pubblico netto superiore a quello della BAT (247,2 milioni contro 146,3).
Lecce: dove si concentra la provincia
Per Lecce il dettaglio conferma lo stesso schema visto a livello regionale. Sopra i 500.000 euro ci sono 233 progetti, il 2,8% del totale, che assorbono 325,7 milioni di euro, il 53,1% delle risorse.
Tra i comuni, per numero di progetti, dopo il capoluogo (1.510 progetti, 203,9 milioni di euro) vengono Nardò (268), Galatina (233) e Gallipoli (223).
L’analisi completa per la provincia, con le tabelle per fascia di importo, tema, programma e comune, è nell’approfondimento su Lecce. Per Brindisi e Taranto, e per il dettaglio dei comuni salentini, gli approfondimenti sono in arrivo.
Cosa non dicono questi dati
Un progetto è una concessione, non un pagamento. In provincia di Lecce risulta pagato il 59,4% del finanziamento, anche perché una parte dei progetti è ancora in corso. OpenCoesione, inoltre, non riporta il settore delle imprese beneficiarie: non è quindi possibile dire quali comparti abbiano pesato di più.
9. Domande frequenti
Che differenza c’è tra aiuto concesso e beneficio effettivo?
L’aiuto concesso è il codice univoco con cui il RNA registra l’agevolazione. Il beneficio effettivo, detto anche elemento di aiuto, è il vantaggio economico lordo che l’impresa ottiene. Per un contributo a fondo perduto coincide con l’importo. Per un prestito agevolato o una garanzia è molto più basso della somma finanziata.
Perché i dati per provincia vengono da OpenCoesione e non dal RNA?
Perché nel RNA open data non è disponibile la provincia dell’impresa, solo la regione. OpenCoesione, invece, localizza i progetti fino al comune. Le due fonti hanno perimetri diversi e per questo non vanno sommate né confrontate.
Quali misure finanziano gli investimenti delle PMI in Puglia?
Nei dati RNA 2025 le principali, per beneficio, sono il Titolo II del regolamento regionale, il Titolo V per ricerca e innovazione, i Contratti di sviluppo e, per il ciclo 2021-2027, i Contratti di Programma e i PIA. Sul fronte dei piccoli investimenti pesano Nuova Sabatini e, per l’avvio d’impresa, NIDI.
I crediti d’imposta sono aumentati davvero?
I dati non permettono di dirlo. Gli aiuti fiscali automatici vengono registrati nel RNA dopo la dichiarazione dei redditi, quindi la loro comparsa nel 2025 e assenza nel 2019 dipende in larga parte da come vengono registrati. Per questo non sono confrontati con il 2019.
Come capisco quale strada è adatta alla mia impresa?
Il punto di partenza è la dimensione del progetto, non lo strumento. Dalla dimensione dipendono procedura, tempi e quota da finanziare. Se vuoi confrontarti sul tuo caso, ne parliamo in una consulenza.
10. Fonti e metodo
Elaborazione FinanziamentiSalento.com su dati del Registro Nazionale Aiuti di Stato (RNA) — Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Dati rilasciati con licenza Creative Commons 4.0 BY. Estrazione effettuata da https://www.rna.gov.it/open-data/aiuti — dati 2019 e 2025, estrazione di maggio 2026, elaborazione del 26/09/2026.
Elaborazione FinanziamentiSalento.com su dati OpenCoesione — Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud, Presidenza del Consiglio dei Ministri. Licenza CC BY 4.0, https://opencoesione.gov.it/it/opendata/ — dati aggiornati al 30/06/2026.
Metodo, in sintesi.
Unità di conteggio RNA: un aiuto è un codice COR distinto. Il filtro territoriale usa la regione del beneficiario, non quella del progetto.
Gli importi RNA indicano l’elemento di aiuto (beneficio effettivo), salvo diversa indicazione.
Perimetro degli investimenti produttivi: aiuti a finalità regionale, investimenti PMI, avvio d’impresa, ricerca e sviluppo, innovazione, ambiente ed energia, trasformazione agricola, export. Esclusi garanzie, misure anticrisi, formazione e altre voci elencate nella sezione 2.
I crediti d’imposta automatici sono trattati separatamente e non entrano nel confronto 2019-2025.
I dati OpenCoesione riguardano progetti di concessione di incentivi alle unità produttive del ciclo 2014-2020, localizzati in una provincia.
Le variazioni 2019-2025 risentono di misure nuove e di misure chiuse: sono cambi di composizione, non variazioni a parità di misure.
Il RNA non fornisce il dato provinciale: il riferimento al Salento è solo narrativo per le sezioni basate su RNA.
Trattandosi di dataset ad aggiornamento periodico, i valori possono presentare scarti contenuti rispetto ai dati consolidati delle amministrazioni.
Vuoi capire quale strada è adatta al tuo progetto?
Se stai valutando un investimento e vuoi sapere dove si colloca rispetto a questi numeri, scrivici. Ne parliamo in una consulenza di orientamento, prima di scegliere lo strumento.
Articolo a cura di Andrea Moretti, FinanziamentiSalento.com. Abilitato alla professione di dottore commercialista, revisore legale, Innovation Manager certificato UNI 11814.
Le informazioni contenute in questa guida sono fornite a scopo informativo e non costituiscono consulenza professionale. Per informazioni ufficiali e aggiornate, consulta sempre i siti degli enti erogatori e la normativa di riferimento.
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Minibond Puglia 2026: requisiti, costi e sovvenzione 50% per le PMI
Due milioni di euro come minimo, venti come massimo, sette anni di durata e un fatturato di partenza di cinque milioni. Sono questi i numeri che decidono chi entra nel Fondo Minibond Puglia 2021-2027 e chi resta fuori.
L’Invito a manifestare interesse è stato approvato da Puglia Sviluppo con la Determinazione n. 29 del 26 maggio 2026 e pubblicato sul BURP n. 44 del 4 giugno 2026. Rientra nel piano Puglia Moltiplica, che sposta la Regione dal fondo perduto verso garanzie e strumenti di finanza strutturata.
Non è un contributo e non è un prestito bancario. È un’emissione obbligazionaria, strutturata in portafoglio insieme ad altre imprese pugliesi e assistita da una garanzia pubblica sulle prime perdite: per l’emittente il vantaggio arriva sotto forma di tasso più basso. Alle PMI si aggiunge una sovvenzione fino al 50% dei costi di strutturazione.
In questa guida trovi requisiti, costi reali, regime di aiuto, cumulabilità e procedura. Con i dettagli che le guide generaliste saltano: come si calcolano davvero EBITDA e posizione finanziaria netta, e che cosa resta a carico dell’impresa.
Il Fondo Minibond Puglia 2021-2027 è lo strumento con cui la Regione Puglia, tramite Puglia Sviluppo, sostiene le imprese pugliesi che vogliono finanziarsi sul mercato dei capitali emettendo un minibond. Non è un bando a contributo classico: funziona con la logica del basket bond, cioè un portafoglio di minibond strutturato da un Arranger (Banca Sella S.p.A.) e coperto da una garanzia pubblica sulle prime perdite. Il Fondo vale 83.597.711,63 euro, di cui 80 milioni per la garanzia di portafoglio. Alle PMI spetta in più una sovvenzione a fondo perduto fino al 50% dei costi di strutturazione.
A chi si rivolge
Possono candidarsi PMI e piccole imprese a media capitalizzazione (Small MidCap, fino a 499 dipendenti e fatturato fino a 100 milioni di euro o bilancio fino a 86 milioni), costituite come società di capitali o cooperative a responsabilità limitata e per azioni. Sono escluse le microimprese e le banche. L’impresa deve avere sede legale o operativa in Puglia prima dell’emissione, non essere quotata e non trovarsi in difficoltà ai sensi della normativa europea.
I numeri dell’ultimo bilancio approvato: fatturato di almeno 5.000.000 euro, EBITDA sul fatturato pari o superiore al 4%, rapporto PFN/EBITDA inferiore a 5, rapporto PFN/Equity inferiore a 3,5. In alternativa ai tre indici (EBITDA, PFN/EBITDA e PFN/Equity) basta un rating B+ o superiore, rilasciato da un’agenzia ECAI riconosciuta dall’ESMA; il requisito di fatturato resta. Per i gruppi si può presentare il bilancio consolidato.
Cosa finanzia
Il minibond deve sostenere un piano di sviluppo o espansione da realizzare in Puglia. Sono ammesse:
investimenti in attivi materiali (terreni, immobili, impianti, macchinari, attrezzature) e immateriali (brevetti, licenze, know how);
ricerca e sviluppo, innovazione, formazione, internazionalizzazione, transizione digitale ed energetica;
operazioni straordinarie come acquisizioni di quote, fusioni e incorporazioni, purché non meramente finanziarie;
attivo circolante, solo se legato ad attività di sviluppo correlate al piano e con natura accessoria documentata.
L’acquisto di terreni è ammesso entro il 10% o il 15% dell’importo dell’operazione, secondo l’art. 64 del Regolamento (UE) 1060/2021. Restano fuori i programmi collegati ai quantitativi esportati o alla rete di distribuzione estera, i settori esclusi dall’art. 5 (commercio al dettaglio, produzione primaria agricola, pesca e acquacoltura, carbone, armi, giochi d’azzardo, tabacco, lavorazione della carne) e, con eccezioni, le sezioni ATECO energia e rifiuti.
Agevolazioni disponibili
Il vantaggio pubblico non arriva come contributo sull’investimento: viene trasferito per intero all’impresa come riduzione del tasso di remunerazione del minibond.
Minibond: nuova emissione da 2.000.000 a 20.000.000 euro, durata massima 7 anni, con preammortamento di 12-24 mesi.
Garanzia di portafoglio: copre le prime perdite fino al 25% del portafoglio, con tasso di garanzia fino al 100% sul singolo minibond.
Fondo perduto (solo PMI): copertura fino al 50% delle spese di strutturazione e organizzazione dell’emissione, con tetti di 5.000 euro per la capacity e validity opinion e di 4.000 euro per il notaio. Spetta anche se il minibond poi non si chiude, purché siano state sostenute le spese una tantum di legale, notaio, rating e scoring ESG.
Per le PMI la garanzia è aiuto de minimis, calcolato come ESL fino a 300.000 euro; l’eccedenza è a titolo oneroso. Per le Small MidCap la garanzia è a condizioni di mercato, senza aiuto, e il costo viene retrocesso al Fondo. Il tasso della cedola non è fissato dall’Invito: lo stima l’Arranger.
Procedura e tempistiche
La manifestazione di interesse si invia via PEC a Puglia Sviluppo ([email protected]) con firma digitale. La valutazione dei requisiti segue l’ordine cronologico di presentazione, in ragione delle risorse disponibili. Le domande si presentano dal 04/06/2026, data di pubblicazione sul BURP. Lo sportello resta aperto fino a esaurimento delle risorse e, secondo la scheda su Sistema Puglia, al più tardi fino al 31/12/2030; l’Invito prevede che la chiusura sia comunicata da Puglia Sviluppo.
Superata la verifica dei requisiti, parte la valutazione di finanziabilità: eventuale rating, due diligence dell’Arranger e degli Investitori. L’Arranger comunica l’esito entro 120 giorni dalla ricezione dell’esito di Puglia Sviluppo, termine prorogabile con motivazione. La sovvenzione si richiede a fine procedura, con rendicontazione delle spese.
Cumulabilità
Regime: de minimis (Reg. UE 2023/2831) per la garanzia alle PMI, con massimale di 300.000 euro per impresa unica in tre anni, e art. 24 del Reg. UE 651/2014 per le sovvenzioni. Gli aiuti sono cumulabili con altri de minimis fino a 300.000 euro, e con quelli del Reg. UE 2832/2023 fino al relativo massimale. Non sono cumulabili con altri aiuti di Stato sugli stessi costi ammissibili, o sulla stessa misura di finanziamento del rischio, se il cumulo supera l’intensità o l’importo più elevato previsti dalla normativa europea.
Documentazione richiesta
Allegato B, domanda di candidatura;
Allegato B1, scheda di intervento con i dati di bilancio e gli indici;
Allegato B2, DSAN sulla dimensione d’impresa;
Allegato B3, DSAN sul principio DNSH;
ultimo bilancio approvato e situazione economico-patrimoniale e finanziaria aggiornata;
altra documentazione sul possesso dei requisiti dell’art. 3.
Punti di attenzione
La candidatura non dà diritto all’emissione: gli Investitori valutano il merito di credito con giudizio insindacabile e l’impresa può essere esclusa fino all’emissione effettiva. Restano a carico dell’emittente rating, notaio, agenti e costi ricorrenti. Se il minibond perde un requisito, l’aiuto in garanzia viene revocato e restituito. Sui giustificativi della sovvenzione serve il CUP, comunicato da Puglia Sviluppo dopo l’avvio delle attività esplorative, pena l’inammissibilità della spesa. Il testo ha qualche incoerenza interna (numerazione degli articoli, spese ammissibili) e la scheda di pre-informazione del 2025 indicava un preammortamento massimo di 12 mesi: vale l’Invito.
Bando STEP Puglia: 471,5 milioni per le tecnologie critiche, requisiti e contributi 2026
Quattrocentosettantuno milioni e mezzo di euro. È la dotazione dell’Avviso STEP della Regione Puglia, il bando più ricco mai attivato dalla Sezione Competitività per l’innovazione industriale. Sportello aperto dal 5 agosto 2025, nessuna scadenza fissa, valutazione in ordine cronologico di arrivo.
Ma c’è un dettaglio che quasi nessuno racconta: l’Avviso è stato modificato due volte. Una prima a marzo 2026, dopo gli approfondimenti con i Servizi della Commissione europea. Una seconda ad agosto 2026, con la Determina n. 636, che ha cambiato il meccanismo stesso di concessione delle agevolazioni. Chi si è documentato leggendo articoli usciti nella primavera 2026 sta lavorando su una procedura che non esiste più.
In questa guida trovi il quadro completo aggiornato al testo vigente: chi può partecipare davvero, quale livello di maturità tecnologica serve, quanto vale il contributo tra intensità base e premialità, quali spese passano e quali no, come funziona l’iter in due fasi e cosa è cambiato con le ultime modifiche.
Cos’è il bando STEP Puglia e da dove nasce
STEP sta per Strategic Technologies for Europe Platform. È la piattaforma istituita dall’Unione europea con il Regolamento (UE) 2024/795 per sostenere le tecnologie strategiche critiche e le relative catene di approvvigionamento. L’obiettivo dichiarato è ridurre la dipendenza europea da fornitori extra-UE in settori considerati vitali.
La Regione Puglia ha aderito modificando il proprio Programma Regionale FESR-FSE+ 2021-2027 e attivando due nuovi assi: l’Asse XII (Azione 12.1) per le tecnologie critiche digitali e le biotecnologie, e l’Asse XIII (Azione 13.1) per le tecnologie a zero emissioni, pulite ed efficienti sotto il profilo delle risorse.
La gestione è della Sezione Competitività del Dipartimento Sviluppo Economico. L’attuazione operativa passa da Puglia Sviluppo S.p.A., che opera come Organismo Intermedio ai sensi dell’articolo 71 comma 3 del Regolamento (UE) 2021/1060.
Come sono ripartite le risorse
Azione
Ambito
Dotazione
Azione 12.1
Investimenti coerenti con lo sviluppo di tecnologie di produzione (digitali, deep tech, biotech)
€ 342.829.431,00
Azione 13.1
Investimenti in tecnologie pulite, incluse le tecnologie a zero emissioni
€ 128.701.236,00
Totale
€ 471.530.667,00
Le due dotazioni non sono vasi comunicanti. Un progetto che ricade nel perimetro clean tech attinge dai 128,7 milioni dell’Azione 13.1, non dai 342,8 dell’Azione 12.1. È un dettaglio che pesa sulla stima delle probabilità: le risorse per il digitale e il biotech sono quasi il triplo.
La differenza tra STEP europeo e Avviso STEP regionale
Qui si concentra il primo grosso equivoco. STEP europeo è la cornice che orienta i fondi verso le tecnologie strategiche. L’Avviso STEP pugliese è lo strumento concreto a cui si candida un investimento localizzato in Puglia.
Rientrare nel perimetro tecnologico STEP non significa automaticamente essere ammissibili all’avviso regionale. Sono due verifiche distinte e sequenziali: prima la coerenza tecnologica con il Regolamento 2024/795, poi l’ammissibilità sostanziale rispetto ai requisiti dell’avviso — beneficiario, soglie economiche, TRL, unità locale, copertura finanziaria.
Quali tecnologie sono considerate “critiche”
Una tecnologia è critica se soddisfa almeno una di due condizioni: apporta al mercato interno un elemento innovativo, emergente e all’avanguardia con un notevole potenziale economico, oppure contribuisce a ridurre o prevenire le dipendenze strategiche dell’Unione.
I settori prioritari sono tre:
Tecnologie digitali e deep tech — semiconduttori avanzati, intelligenza artificiale e machine learning, tecnologie quantistiche, connettività avanzata e cybersecurity, rilevamento avanzato, robotica e sistemi autonomi.
Biotecnologie — applicazioni della scienza e della tecnologia a organismi viventi, inclusi i medicinali dell’Elenco dell’Unione dei medicinali critici.
Clean tech — tecnologie pulite ed efficienti sotto il profilo delle risorse, incluse quelle a zero emissioni nette.
Attenzione a una asimmetria: le tecnologie pulite possono essere ricomprese in progetti integrati che riguardano anche il digitale o il biotech, ma costituiscono anche una linea autonoma finanziata dall’Azione 13.1.
L’elenco puntuale delle tecnologie ammesse è nell’Allegato 3 dell’Avviso, articolato in quattro liste: Elenco A (tecnologie), Elenco B (medicinali critici con classificazione ATC), Elenco C (materie prime critiche — dal litio al niobio, dal fosforo ai metalli del gruppo del platino), Elenco D (servizi critici e specifici: camera bianca per semiconduttori, cloud ed edge computing, calcolo ad alte prestazioni, prova e sperimentazione, cibersicurezza, IoT spaziale e connettività sicura, monitoraggio e gestione delle sperimentazioni cliniche).
Gli elenchi sono indicativi e non esaustivi. Gli aggiornamenti li fa la Commissione europea, non la Regione.
Sulle materie prime critiche vale la pena essere concreti, perché l’Elenco C letto da solo è un’astrazione. Il glossario dell’Avviso spiega perché quei materiali contano: il silicio è fondamentale per produrre semiconduttori, le terre rare per la robotica, il litio, il nichel e il cobalto per le batterie, il platino per gli elettrolizzatori, il rame per la rete elettrica. Anche la ricerca biotecnologica ne dipende — le terre rare servono per i magneti permanenti delle risonanze magnetiche, il platino e il titanio per i dispositivi medici impiantabili.
Il punto non è quindi estrarre materie prime critiche, ma produrre, trasformare o riciclare ciò che le rende disponibili alle filiere strategiche europee.
Chi può partecipare al bando STEP Puglia
La platea è ampia sulla carta, molto più selettiva nei fatti. Possono presentare istanza, singolarmente o in associazione con altre imprese:
Soggetto
Requisito di accesso
Grandi imprese (definizione Allegato I GBER)
Almeno due bilanci approvati alla data di presentazione della domanda
Medie imprese
Almeno due bilanci approvati alla data di presentazione della domanda
Micro e piccole imprese
Fatturato medio nell’ultimo triennio di almeno € 1 milione
Imprese innovative e start up innovative
Dimostrazione di fondi destinati al cofinanziamento tali da assicurare l’industrializzazione, su progetto con TRL almeno pari a 5, anche tramite open innovation
Imprese non attive
Se controllate da grande o media impresa con due bilanci approvati, o da piccola impresa con fatturato medio triennale ≥ € 1 milione
Imprese attive controllate
Stesse condizioni di controllo del punto precedente
Imprese aderenti al Programma STEP
In possesso dei requisiti di una delle categorie precedenti; l’impresa proponente assume la responsabilità della coerenza tecnica e industriale
Il filtro più duro è quello sulle micro e piccole imprese: un milione di fatturato medio triennale. Non è il fatturato dell’ultimo esercizio, è la media dei tre. Molte realtà tecnologiche giovani e promettenti restano fuori proprio qui.
Per le start up innovative il requisito è diverso ma non più morbido: serve dimostrare l’effettiva disponibilità di fondi per il cofinanziamento. Lo status di start up innovativa iscritta alla sezione speciale del Registro Imprese, da solo, non apre nessuna porta.
La novità dell’open innovation
Con le modifiche di marzo 2026 è stato aggiunto un inciso apparentemente minimo all’articolo 4 lettera d): il TRL 5 può essere conseguito “anche tramite open innovation”. Significa che una start up può valorizzare un percorso di maturazione tecnologica costruito in collaborazione con altri soggetti, non necessariamente sviluppato interamente in casa. Per l’ecosistema pugliese, dove molte tecnologie nascono da spin-off universitari e collaborazioni con centri di ricerca, è un’apertura concreta.
Settori esclusi
Il FESR non sostiene lo smantellamento o la costruzione di centrali nucleari, gli investimenti per ridurre le emissioni da attività già soggette alla direttiva ETS, la filiera del tabacco, le infrastrutture aeroportuali, lo smaltimento in discarica, l’aumento di capacità degli impianti di trattamento dei rifiuti residui (eccetto le tecnologie di recupero materiali per l’economia circolare) e la filiera dei combustibili fossili, con limitate eccezioni sulla sostituzione di impianti di riscaldamento a combustibili solidi.
Il GBER esclude poi gli aiuti all’esportazione, quelli subordinati all’uso di prodotti nazionali, pesca e acquacoltura, produzione primaria agricola e — in casi specifici — trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli. Per gli investimenti produttivi valgono inoltre le esclusioni dell’articolo 13 GBER: trasporti e relative infrastrutture, siderurgia, lignite e carbone.
Il filtro TRL: quale maturità tecnologica serve davvero
Il TRL — Technology Readiness Level — è la metrica europea che misura la maturità di una tecnologia su una scala da 1 (ricerca di base) a 9 (prima produzione). Nell’Avviso STEP non è un elemento decorativo del formulario: è una condizione di ammissibilità che cambia a seconda della tipologia di progetto.
Tipologia di progetto
Requisito TRL
Ricerca industriale e sviluppo sperimentale (art. 7 c.1 lett. i)
Partenza da TRL non inferiore a 5, conseguimento del TRL 8
Investimenti produttivi a seguito di R&S già svolta (lett. ii)
R&S già svolta e certificabile nei settori STEP
Investimenti produttivi con attività di R&S (lett. iii)
Progetti che abbiano già conseguito un TRL almeno pari a 5
Investimenti produttivi connessi alla produzione della tecnologia critica (lett. iv)
Nessun requisito TRL esplicito
Cosa significa in pratica il TRL 5? Che la tecnologia è stata validata in un ambiente rilevante, non più solo in laboratorio. Non è un concept, non è una demo su slide. Deve esistere qualcosa di testato in condizioni che approssimano l’uso reale.
La dimostrazione richiede documentazione di supporto e una relazione a firma dell’esperto scientifico o del responsabile del progetto, in possesso di adeguate competenze. Non è un’autodichiarazione.
Un caso interessante è previsto per la lettera iii: rientra nell’ammissibilità anche l’acquisto di risultati dell’attività di R&S, a condizione che rispettino almeno una delle condizioni di innovazione STEP o di riduzione delle dipendenze strategiche, e che il proponente introduca miglioramenti anziché replicare lo stesso progetto. È un’apertura all’acquisizione esterna di tecnologia che molte guide non menzionano.
Quali progetti finanzia STEP e cosa ci si può associare
Le tipologie ammissibili sono quattro, elencate all’articolo 7 comma 1:
Progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nei settori STEP, con il percorso TRL 5 → 8. Possono essere presentati anche in assenza di investimenti produttivi collegati.
Investimenti produttivi successivi a R&S già svolta dal proponente e certificabile.
Investimenti produttivi con attività di R&S finalizzata ad apportare significativi miglioramenti allo stato dell’arte dell’investimento industriale connesso.
Investimenti produttivi in linea con le finalità strategiche del Regolamento STEP, esplicitamente connessi alla produzione della tecnologia critica.
A questi programmi si possono associare due componenti accessorie: programmi di formazione finalizzati a rafforzare la competitività del sistema economico regionale, e servizi ausiliari e consulenze — inclusa la partecipazione a fiere — ma solo se formano parte integrante del costo di investimento del Programma STEP.
Gli investimenti produttivi devono riguardare lo sviluppo o la fabbricazione di tecnologie critiche. Per “sviluppo” si intende il passaggio dalla dimostrazione di fattibilità alla produzione su scala commerciale: perfezionamento dei prototipi, garanzia che le tecnologie soddisfino norme rigorose di prestazione e scalabilità, progressi tecnologici, miglioramento di efficienza e affidabilità. Per “fabbricazione”: creazione di linee di produzione e impianti primi nel loro genere, ampliamento o cambio di destinazione di impianti esistenti, espansione dei processi e implementazione di meccanismi di controllo qualità.
C’è poi un vincolo che si legge poco e pesa molto: i Programmi STEP devono includere la salvaguardia e il rafforzamento delle intere catene del valore, con la finalità di ridurre le problematiche di approvvigionamento e autonomizzare il mercato interno. Non è retorica da premessa. È un criterio di valutazione sostanziale su cui Puglia Sviluppo si esprime.
Quanto vale il contributo: intensità, premialità e la trappola del “fino all’80%”
L’agevolazione è un contributo a fondo perduto. In conto impianti per gli investimenti produttivi, sotto forma di sovvenzione per le altre componenti. Niente prestiti, niente credito d’imposta.
Le percentuali che circolano — “dal 25% all’80%” — sono corrette ma inutili se non si capisce a cosa si applicano. Ecco il quadro reale, voce per voce.
Sopra i 55 milioni di euro di investimento produttivo, per le grandi imprese l’agevolazione è concessa nel limite del 30% in base al tasso di aiuto corretto calcolato secondo la formula del punto 20 dell’articolo 2 del GBER. Il meccanismo penalizza progressivamente i grandi progetti.
Il glossario dell’Avviso riporta la formula per esteso, ed è più leggibile di quanto sembri: importo di aiuto corretto = R × (A + 0,50 × B + 0 × C). Dove R è l’intensità massima applicabile nella zona, A è la parte di costi ammissibili fino a 55 milioni, B quella compresa tra 55 e 110 milioni, C quella oltre i 110 milioni.
Tradotto: la prima fetta da 55 milioni è agevolata piena, la seconda a metà, tutto ciò che supera i 110 milioni non riceve nulla. Non è una riduzione lineare dell’intensità, è una scala a tre gradini. Chi progetta un investimento da 130 milioni deve sapere che gli ultimi venti pesano interamente sulle risorse proprie.
Le premialità: dieci voci, cinque punti percentuali
Sugli investimenti produttivi le percentuali base possono essere aumentate fino al 5% in ragione delle premialità previste dall’Allegato 2. Sono cinque punti percentuali, non un incremento relativo del 5%: una piccola impresa passa dal 65% al 70%, non dal 65% al 68,25%.
Vale la pena essere espliciti su questo, perché la formulazione dell’articolo 9 comma 3 si presta all’equivoco e ho visto stime di contributo sbagliate per questo motivo.
Ma c’è un secondo aspetto, ancora più rilevante sul piano pratico, che si legge solo nella modulistica. Il modulo di dettaglio spese dell’Allegato 5 intesta la sezione così: “Elenco premialità per investimenti produttivi (5% per ciascuna opzione fino a un max di 5%)”.
Le premialità non si sommano. Ciascuna vale cinque punti, ma il tetto complessivo resta cinque. Soddisfarne una sola produce esattamente lo stesso effetto che soddisfarne otto.
Questo ribalta la logica di preparazione della domanda. Non serve costruire un impianto di impegni pluriennali onerosi per massimizzare il contributo: conviene individuare la condizione meno costosa da soddisfare e da mantenere nel tempo, e concentrarsi su quella. Per una PMI il Rating di Legalità è spesso la strada più rapida — si ottiene con istanza all’AGCM, non comporta obblighi occupazionali e non espone a revoca parziale per mancato raggiungimento di target di assunzione.
Le condizioni premianti sono dieci, ciascuna con peso pari a 5:
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Condizione
1
Realizzare spese per l’acquisto e il recupero di immobili esistenti e non utilizzati, ove acquisibili e restaurabili
2
Acquisizione di personale da imprese in crisi per almeno il 30% dell’incremento occupazionale
3
Conseguire o aver conseguito la certificazione per la Parità di Genere
4
Adottare politiche Environmental, Social e Governance (ESG)
5
Essere o diventare società benefit iscritta all’albo della Regione Puglia (L.R. 18/2022) oppure essere una B Corp
6
Essere in possesso del Rating di Legalità (esclusivamente per le PMI)
7
Obbligarsi all’incremento occupazionale pari almeno a 1 ULA per ogni € 300.000,00 di contributo ricevuto
8
Raggiungere il 50% di donne occupate in almeno una delle categorie di lavoratori impiegati nell’esercizio a regime e nei tre successivi
9
Raggiungere il 50% di giovani under 35 in almeno una delle categorie di lavoratori impiegati nell’esercizio a regime e nei tre successivi
10
Ricadute occupazionali in termini di coinvolgimento e assunzione di giovani ricercatori e ricercatrici, anche in termini di reshoring
Il divario di onerosità tra queste dieci opzioni è enorme, e vale la pena soppesarlo proprio perché il beneficio è identico. Alcune si ottengono prima della domanda con costi contenuti e senza strascichi: il Rating di Legalità, l’iscrizione all’albo regionale delle società benefit. Altre sono impegni pluriennali che vincolano l’assetto occupazionale.
La premialità n. 7 è quella su cui invito a fare i conti con più attenzione: un’ULA aggiuntiva ogni 300.000 euro di contributo significa, su un contributo da 2 milioni, l’impegno a sette unità lavorative in più. Per cinque punti percentuali ottenibili anche in altro modo.
⚠️ Attenzione — L’articolo 19 comma 5 lettera c prevede la revoca parziale limitatamente alla quota incrementale se le attività o le condizioni previste per la concessione delle premialità non risultano realizzate. La premialità non è un bonus acquisito: è una promessa che va mantenuta, altrimenti quella quota va restituita con interessi.
La maggiorazione sulla R&S fino all’80%
L’intensità per ricerca industriale e sviluppo sperimentale può essere aumentata di 15 punti percentuali, fino a un massimo dell’80% dei costi ammissibili, se è soddisfatta una di due condizioni: il progetto prevede collaborazione effettiva tra imprese di cui almeno una PMI, senza che una singola impresa sostenga da sola più del 70% dei costi ammissibili; oppure i risultati sono ampiamente diffusi attraverso conferenze, pubblicazioni, banche dati di libero accesso o software open source.
L’80% esiste. Ma vale sulla ricerca industriale di una piccola impresa in collaborazione effettiva, non sull’investimento produttivo. Sono cose molto diverse e la confusione tra le due genera aspettative che poi si sgonfiano in istruttoria.
La riserva datacenter da 100 milioni
Questo passaggio dell’articolo 9 comma 5 merita attenzione perché viene raccontato male quasi ovunque.
L’intensità di aiuto relativa alla voce investimenti produttivi, per i datacenter, è ridotta del 50%. Non “ridotta al 50%”. Significa dimezzata: una piccola impresa che investe in un datacenter non prende il 65%, prende il 32,5%. Su un investimento da dieci milioni la differenza sfiora i tre milioni e mezzo.
Contestualmente l’Avviso riserva una quota di 100 milioni di euro per questa tipologia di investimenti. “Riserva” significa che quella quota non sarà usata per altre tipologie, salvo diversa decisione della Giunta regionale — per esempio se dovesse constatarsi una bassa richiesta di sostegno pubblico nel settore. E se le richieste dovessero superare i 100 milioni riservati, non sarà possibile concedere ulteriori finanziamenti per tali impianti a valere sull’Avviso.
Importi minimi e massimi: le soglie che decidono tutto
STEP non è un bando per piccoli investimenti. La soglia minima è il primo filtro e taglia fuori la maggior parte del tessuto produttivo salentino.
Impresa
Investimento minimo
Massimale investimenti produttivi
Grandi imprese
€ 3.000.000
€ 110.000.000
Medie imprese
€ 1.000.000
€ 50.000.000
Piccole imprese
€ 1.000.000
€ 40.000.000
Start up innovative
€ 1.000.000
€ 20.000.000
Sulle altre componenti valgono tetti autonomi:
Ricerca industriale e sviluppo sperimentale: massimo € 30 milioni per le grandi imprese, € 20 milioni per PMI, start up tecnologiche e imprese innovative. Il limite di 30 milioni può salire a 40 solo nel caso in cui la grande impresa opti per il punto iii dell’articolo 7 comma 1 e consegua, partendo da un TRL almeno pari a 5, il TRL 9, assicurando l’industrializzazione nell’unità locale pugliese.
Formazione: massimo € 4 milioni per la grande impresa, € 2 milioni per PMI, start up tecnologiche e imprese innovative.
Servizi di consulenza e internazionalizzazione: massimo € 0,5 milioni, solo PMI.
Partecipazione a fiere: massimo € 0,5 milioni, solo PMI.
Su quel passaggio dei 40 milioni è utile fermarsi. Circola l’idea che le modifiche di marzo 2026 abbiano “innalzato i tetti a 30 e 20 milioni”. Non è così: 30 e 20 erano già i valori dell’Avviso di luglio 2025. La modifica reale è l’introduzione della soglia condizionata a 40 milioni, subordinata a tre condizioni cumulative — punto iii, TRL 9, industrializzazione nell’unità locale pugliese.
Spese ammissibili e spese escluse
Gli investimenti produttivi devono configurare un “investimento iniziale” secondo il GBER: creazione di un nuovo stabilimento, ampliamento della capacità di uno esistente, diversificazione della produzione per ottenere prodotti o servizi non fabbricati precedentemente in quello stabilimento, oppure cambiamento fondamentale del processo di produzione complessivo.
Attivi materiali
Acquisto del suolo aziendale e sue sistemazioni, entro il 10% dell’importo dell’investimento produttivo; il limite sale al 15% per i siti in stato di degrado e per quelli precedentemente adibiti a uso industriale che comprendono edifici.
Opere murarie e assimilabili, incluso l’acquisto dell’immobile e le spese per impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili o di cogenerazione nei limiti dell’autoconsumo dell’unità produttiva, purché non preponderanti rispetto all’investimento complessivo.
Macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica. Sono ammissibili mezzi mobili solo se strettamente necessari al ciclo di produzione e dimensionati sull’effettiva capacità produttiva; esclusi in ogni caso i mezzi di trasporto di merci o persone e i mezzi targati.
Studi preliminari di fattibilità, solo PMI, entro il 2% dell’importo complessivo ammissibile del programma.
Progettazione e direzione lavori, solo PMI, entro il 6% dell’importo ammissibile delle opere murarie e assimilabili.
Attivi immateriali
Programmi informatici, brevetti, licenze, know how e conoscenze tecniche non brevettate, nuove tecnologie di prodotti e processi, per la parte utilizzata nell’unità produttiva interessata dal programma.
Devono essere utilizzati esclusivamente nello stabilimento beneficiario, essere ammortizzabili, essere acquistati a condizioni di mercato da terzi senza relazioni con l’acquirente, figurare all’attivo dell’impresa e restare associati al progetto per almeno cinque anni (grandi imprese) o tre anni (PMI) dal completamento dell’investimento.
Un limite asimmetrico che conviene conoscere: per le grandi imprese gli attivi immateriali sono ammissibili non oltre il 50% dei costi totali di investimento ammissibili. Per le PMI può essere ammissibile il 100%. Per un’impresa software di piccole dimensioni è una differenza strutturale.
Ricerca industriale e sviluppo sperimentale
Personale impiegato nelle attività di R&S, strumentazioni e attrezzature nella misura e per il periodo di utilizzo sul progetto, costi di immobili e terreni per quota e durata di utilizzo, ricerca contrattuale e acquisizione di conoscenze e brevetti, servizi di consulenza equivalenti, spese generali e altri costi di esercizio.
Due precisazioni operative che emergono dalla modulistica e che cambiano il modo di costruire il budget:
Le spese generali sono tetto al 20% delle altre voci di R&S. Il modulo le definisce come “spese generali, as a service, cloud e altri costi di esercizio” — la menzione esplicita dei servizi cloud e as a service è rilevante per i progetti software e AI, dove l’infrastruttura di calcolo può pesare parecchio. Sopra quella soglia non c’è capienza.
Personale e consulenze si rendicontano a costi standard unitari, non a costo reale. Il costo del personale segue la tabella N.1, quello delle consulenze la tabella N.2, entrambe nell’Allegato 2 dell’Avviso. Chi imposta il piano economico partendo dai costi effettivi aziendali arriva a un numero che non corrisponderà mai a quello riconosciuto.
C’è poi una regola di deduzione che vale la pena conoscere in anticipo: se nei cinque anni precedenti sono stati concessi aiuti per l’acquisizione dell’immobile o del fabbricato, quegli aiuti vanno dedotti dall’importo richiesto. Riguarda le imprese che hanno già beneficiato di agevolazioni immobiliari e che ripresentano lo stesso cespite in un nuovo programma.
Formazione
Ammissibili gli interventi formativi connessi al progetto e rivolti al personale coinvolto, attinenti ai settori STEP. Non sono concessi aiuti per le formazioni obbligatorie per legge. I costi si calcolano tramite opzioni semplificate: due costi standard unitari ora/partecipante previsti dal Regolamento delegato (UE) 1676/2023.
Il Costo unitario 2 — tariffa oraria della retribuzione del dipendente in formazione — non può essere riconosciuto se lo stesso partecipante è contemporaneamente rendicontato nei costi del personale impegnato in R&S. Doppio conteggio escluso.
⚠️ Attenzione — Chi inserisce una componente formativa deve allegare obbligatoriamente un accordo preliminare sottoscritto tra l’impresa e le organizzazioni sindacali, le associazioni datoriali territoriali o le federazioni di categoria firmatarie del CCNL applicato nell’unità produttiva. È un adempimento che richiede una trattativa con le parti sociali e va avviato con largo anticipo: non si risolve nei giorni finali di preparazione dell’istanza.
Spese non ammissibili
Voce esclusa
Nota
Spese di pura sostituzione
Non configurano investimento iniziale
Spese notarili, imposte e tasse
Macchinari e attrezzature usati
Richiesti beni nuovi di fabbrica
Titoli di spesa regolati in contanti
Tracciabilità
Spese di funzionamento
Acquisto di scorte
Commesse interne di lavorazione
Anche se capitalizzate, in qualsiasi settore
Titoli di spesa con beni agevolabili sotto € 500,00
Soglia minima per titolo
Consulenza per la domanda di contributo e per la rendicontazione
Il costo del supporto tecnico resta fuori dal piano agevolato
Mezzi mobili non strettamente funzionali all’attività
IVA e ogni altro tributo od onere fiscale
Salvo casi di non recuperabilità da parte del beneficiario
Spese non capitalizzate
Eccetto R&S, formazione e acquisizione di servizi
Non sono ammesse le forniture “chiavi in mano” che non rispettino le condizioni di ammissibilità previste dall’Allegato 2.
Come si presenta la domanda: le due fasi dell’iter STEP
La procedura è a sportello valutativo, ai sensi dell’articolo 5 comma 3 del D.Lgs. 123/1998. Le istanze vengono istruite in ordine cronologico di invio telematico, fino a esaurimento delle risorse. Nessuna graduatoria a punti, nessuna finestra da rispettare.
Fase 1 — Istanza di accesso
Le istanze si inoltrano esclusivamente in via telematica attraverso la procedura on line “Programma STEP” sulla piattaforma SMART della Regione Puglia. All’invio vengono assegnati un protocollo regionale e un CUP per ogni impresa.
Un elemento che conviene sfruttare: i Programmi STEP possono essere avviati successivamente all’invio dell’istanza di accesso. Non bisogna aspettare la concessione. Attenzione però al rovescio della medaglia — l’eventuale avvio prima della concessione non determina alcun diritto a favore dell’impresa né obbligo di impegno o di spesa per la Regione. Si anticipa a proprio rischio.
Cosa conta come “avvio dei lavori”
La questione è delicata, perché avviare prima dell’invio della domanda rende l’istanza inammissibile. Il glossario dell’Avviso definisce l’avvio dei lavori come la data di inizio dei lavori di costruzione relativi all’investimento, oppure la data del primo impegno giuridicamente vincolante a ordinare attrezzature, o di qualsiasi altro impegno che renda irreversibile l’investimento — a seconda di quale condizione si verifichi prima. In caso di acquisizioni, è il momento di acquisizione degli attivi collegati allo stabilimento acquisito.
Altrettanto importante è cosa non costituisce avvio dei lavori: l’acquisto del terreno e i lavori preparatori come la richiesta di permessi o la realizzazione di studi di fattibilità. Questi si possono fare liberamente prima di presentare l’istanza, e anzi è consigliabile farli — la cantierabilità è uno dei criteri su cui l’istruttoria può escludere il progetto.
Puglia Sviluppo avvia l’esame istruttorio, se necessario anche con interlocuzione con il proponente, avvalendosi eventualmente di un esperto qualificato indipendente. I criteri si articolano su due livelli: ammissibilità formale (conformità documentale, coerenza con i settori STEP, soddisfazione delle condizioni di criticità della tecnologia) e valutazione sostanziale.
La valutazione sostanziale guarda alla realizzabilità tecnica e ambientale, alla compatibilità urbanistica e ai tempi per le autorizzazioni, alla qualità della domanda in termini di obiettivi e analisi di mercato, alla validità tecnico-economica — coerenza tra dimensione dei soggetti e investimenti, sostenibilità patrimoniale, finanziaria ed economica, copertura finanziaria — agli aspetti occupazionali, alla qualificazione delle risorse e alla capacità di rafforzare le catene del valore. Per le sole start up si valutano anche qualità del team, replicabilità e scalabilità della tecnologia e del modello di business.
Per il progetto di R&S, formazione e consulenze, Puglia Sviluppo può avvalersi di un esperto qualificato a livello di docente universitario o ricercatore iscritto al Registro digitale degli esperti del MUR.
Sulla sostenibilità ambientale, le verifiche sono della Struttura del Referente per la Sostenibilità Ambientale della Regione, sulla base delle schede DNSH e di verifica climatica compilate in piattaforma.
Cosa serve preparare per l’istanza di accesso
Qui sta la parte che fa la differenza tra una candidatura pronta e una che si arena. La modulistica dell’Allegato 5 richiede molto più di un formulario compilato: servono elaborati tecnici a firma di professionisti abilitati, che non si producono in una settimana.
Documento
Chi lo firma
Contenuto
Questionario ex ante
Impresa
Sezioni su anagrafica e dimensione, fatturato dell’ultimo triennio, mercati di riferimento e quota export, risorse umane e formazione, investimenti pregressi in transizione ecologica
Relazione di cantierabilità
Tecnico abilitato iscritto a Ordine o Collegio professionale
Localizzazione dell’intervento, compatibilità urbanistica, stato autorizzativo. Va prodotta da ciascuna impresa coinvolta nel programma
Relazione di sostenibilità ambientale
Impresa, con supporto tecnico
Livello di sostenibilità raggiunto applicando il Protocollo ITACA Puglia vigente ai sensi della L.R. 13/2008, con gli esiti delle analisi sul rispetto del principio DNSH
Verifica climatica
Tecnico iscritto all’Albo professionale di riferimento
Richiesta a seconda dell’ambito di applicazione per il settore di intervento, su due profili: neutralità climatica e mitigazione, oppure resilienza climatica e adattamento
Relazione dell’esperto scientifico
Esperto scientifico o responsabile del progetto con adeguate competenze
Attestazione del livello di maturità tecnologica raggiunto e documentazione di supporto
Accordo preliminare con le parti sociali
Impresa e OO.SS. o associazioni datoriali firmatarie del CCNL
Obbligatorio solo se il programma include interventi formativi
Dettaglio spese del programma
Impresa
Voce per voce e distinto per ciascuna sede richiesta ad agevolazione, con indicazione delle premialità richieste
Le dichiarazioni sono rese ai sensi degli articoli 46, 47, 75 e 76 del DPR 445/2000, con firma digitale. Le conseguenze delle dichiarazioni mendaci sono quelle penali ordinarie.
Una nota sulla tempistica che vale per chiunque stia valutando la candidatura: tra relazione di cantierabilità, verifica climatica ed eventuale accordo sindacale, il tempo tecnico di preparazione dell’istanza si misura in settimane, non in giorni. Su uno sportello che valuta in ordine cronologico, chi parte prima con la documentazione arriva prima in coda.
Fase 2 — Progetto definitivo
In caso di esito positivo la Regione adotta la Determinazione Dirigenziale di concessione delle agevolazioni, che trasmette all’impresa allegando la Relazione Istruttoria dell’Organismo Intermedio. Quella determina quantifica il contributo massimo concedibile e ammette l’istanza alla fase di presentazione del progetto definitivo.
Da lì scattano due termini distinti che è facile confondere:
Termine
Adempimento
Conseguenza del mancato rispetto
60 giorni (perentorio)
Presentazione telematica del progetto definitivo corredato dalla documentazione richiesta
Decadenza automatica dell’istanza
150 giorni (prorogabile)
Documentazione sulla concessione di finanziamento a medio-lungo termine e/o apporto di mezzi propri per la copertura della quota non agevolata, più eventuali autorizzazioni amministrative
Prorogabile su richiesta motivata
Il progetto definitivo si presenta ancora via PEC
L’articolo 13 comma 1 lo dice chiaramente: il progetto definitivo va trasmesso telematicamente tramite PEC, “nelle more della realizzazione della piattaforma telematica nella quale vi sarà apposita procedura informatica”. La piattaforma SMART copre la fase di accesso. La seconda fase, ad oggi, no. Chi pianifica i tempi immaginando un iter interamente digitale sbaglia il conto.
Conclusa l’istruttoria del progetto definitivo, con atto dirigenziale della Sezione Competitività si approva la proposta, si determina l’importo complessivo delle agevolazioni, si impegna la spesa e si individua il termine per la sottoscrizione del Disciplinare STEP. Le erogazioni si richiedono poi tramite i Sistemi Informativi Regione Puglia (SIRP), con rendicontazioni per stati di avanzamento.
Cosa succede se i fondi si esauriscono
L’articolo 12 comma 18 introduce un meccanismo che vale la pena conoscere: in caso di esaurimento della dotazione, la Regione ammette comunque le istanze valutate ammissibili con riserva. La circostanza viene comunicata tempestivamente alle imprese, che hanno facoltà di presentare ugualmente il progetto definitivo entro il termine perentorio; in caso contrario la domanda decade automaticamente.
Tradotto: l’esaurimento dei fondi non chiude la porta in faccia, ma sposta l’impresa in una posizione di attesa che comporta comunque il costo di predisporre il progetto definitivo. È una scelta da valutare, non un automatismo.
Come viene valutata davvero la domanda
Avere i requisiti non basta. L’Allegato 4 dell’Avviso contiene le procedure e i criteri con cui Puglia Sviluppo istruisce le istanze, e prevede soglie numeriche di esclusione che fermano la valutazione prima ancora di entrare nel merito industriale del progetto.
È la parte che un consulente dovrebbe leggere per prima, perché consente un pre-screening rapido su due bilanci.
Primo filtro: coerenza tra impresa e investimento
Si confronta la dimensione del programma con la dimensione di chi lo propone, attraverso due rapporti. Per le imprese inattive o senza due bilanci approvati, la valutazione si fa sui dati della controllante.
Parametro
3 punti
2 punti
1 punto
Investimento / fatturato (voce A1 del conto economico)
rapporto ≤ 1,5
1,5 < rapporto < 3
rapporto ≥ 3
Investimento / patrimonio netto
rapporto ≤ 1,5
1,5 < rapporto < 2,75
rapporto ≥ 2,75
⚠️ Soglia di esclusione — Le iniziative che non raggiungono un punteggio complessivo di almeno 4 sono escluse, e la valutazione si ferma lì. Nessun esame del merito tecnologico, nessuna interlocuzione.
C’è però una via di recupero, e conviene conoscerla prima di rinunciare. Se il punteggio è inferiore a 4, al patrimonio netto si possono aggiungere apporti di nuovi mezzi propri necessari alla realizzazione del programma, documentati per esempio con delibera assembleare. Sono considerati anche i finanziamenti bancari a medio-lungo termine e le operazioni di private debt o private equity.
Un’impresa con un milione di fatturato che propone un investimento da un milione ottiene 3 punti sul primo rapporto. Se il patrimonio netto è di 400.000 euro, il secondo rapporto vale 2,5 e porta 1 punto solo: totale 4, si passa per un soffio. Con un patrimonio da 300.000 il rapporto sale a 3,33 e il totale resta 4. Ma se il fatturato scendesse sotto i 350.000 euro il primo rapporto supererebbe 3 e si scenderebbe a 2 punti: esclusione, salvo ricapitalizzazione documentata.
Secondo filtro: indici di bilancio sugli ultimi due esercizi
Superato il primo test, si analizzano tre indici patrimoniali e finanziari, calcolati su ciascuno degli ultimi due bilanci.
La somma dei tre indici genera una classe di merito per ciascun esercizio: classe 1 da 7 a 9 punti, classe 2 da 4 a 6, classe 3 sotto 4. Le classi dei due esercizi vengono poi confrontate tra loro, e il peggioramento pesa: un’impresa che passa dalla classe 2 alla classe 3 finisce in classe 3, mentre chi migliora dalla 3 alla 1 si ferma in classe 2.
Sul fronte economico si calcolano ROE (risultato netto su patrimonio netto) e ROI (risultato operativo su capitale investito). Non hanno soglie fisse: se ne valuta la tendenza. Indici positivi su entrambi gli esercizi danno classe 1, positivi solo nell’ultimo danno classe 2, il resto classe 3.
L’esito finale nasce dall’incrocio delle due valutazioni:
Aspetti patrimoniali e finanziari
Aspetti economici
Esito
Classe 1
Classe 1, 2 o 3
Positivo
Classe 2
Classe 1 o 2
Positivo
Classe 3
Classe 1
Positivo
Classe 2
Classe 3
Negativo
Classe 3
Classe 2 o 3
Negativo
In caso di valutazione negativa il programma è escluso e non si procede oltre. La lettura che se ne ricava è chiara: una solida struttura patrimoniale compensa risultati economici deboli, ma non vale il contrario. Un’impresa redditizia ma sottocapitalizzata resta in classe 3 sul patrimoniale e passa solo se gli indici economici sono positivi su entrambi gli esercizi.
Terzo filtro: cantierabilità
L’iniziativa si considera non cantierabile — e quindi esclusa — in tre casi specifici: mancata individuazione del suolo o del lotto dove verrà realizzato l’investimento; evidente incompatibilità con gli strumenti urbanistici vigenti; marcati scostamenti tra le previsioni di avvio e conclusione degli investimenti e i tempi effettivamente occorrenti per ottenere autorizzazioni, concessioni e pareri.
Serve il titolo di disponibilità della sede — locazione, comodato, compravendita — con durata coerente con i vincoli di mantenimento dei beni agevolati. Un contratto di locazione triennale su un investimento che va tenuto cinque anni è un problema.
La copertura finanziaria con il cash flow
Se l’impresa copre l’investimento con apporto di mezzi propri tramite riserve libere di patrimonio, viene verificato l’equilibrio fonti-impieghi nell’anno precedente l’avvio del programma.
C’è però un’alternativa poco nota: le imprese il cui bilancio è sottoposto al controllo di una società di revisione legale — anche solo per l’ultimo esercizio — possono coprire gli investimenti utilizzando il cash flow. La possibilità è subordinata alla capacità dimostrata di aver generato flussi negli esercizi precedenti e di generarne di adeguati durante la realizzazione, e va corredata da rendiconti finanziari previsionali. In sede di progetto definitivo serve delibera assembleare o contratto di cash pooling.
È una leva interessante per le imprese strutturate che non vogliono immobilizzare liquidità né accendere debito, ma richiede la revisione legale del bilancio. Chi non ce l’ha non può accedervi.
Vincoli e obblighi dopo la concessione
La parte che si legge meno e che determina se il contributo resta in azienda o torna indietro.
Cofinanziamento minimo 25% — i beneficiari delle agevolazioni sull’investimento produttivo sono obbligati ad apportare un contributo finanziario pari almeno al 25% dei costi ammissibili, con risorse proprie o finanziamento esterno in forma priva di qualsiasi sostegno pubblico.
Mantenimento dei beni — nelle immobilizzazioni per almeno 5 anni dal completamento dell’investimento (3 anni per le PMI).
Divieto di delocalizzazione — fuori da Unione europea e Spazio economico europeo nei 5 anni successivi al completamento per le grandi imprese, 3 anni per le PMI. Per data di completamento si intende quella dell’ultimo titolo di spesa ammissibile.
Impegni occupazionali — mantenimento dei livelli occupazionali in Puglia e incremento presso l’unità locale agevolata, con attenzione all’occupazione femminile, per l’anno a regime e i tre successivi. La revoca totale scatta se non si rispetta almeno il 90% dell’impegno assunto.
Clausola sociale — applicazione integrale del CCNL di settore e, se esistente, del contratto collettivo territoriale.
CUP in fattura — obbligatorio su tutte le fatture ai fini della rendicontazione, pena l’inammissibilità delle spese. L’impresa deve verificare che i fornitori adempiano.
Polizza catastrofale — introdotta a marzo 2026 tra le cause di revoca totale: il mancato adempimento dell’impegno di stipula della polizza prevista dalla Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023) comporta la revoca.
Durata — il progetto deve essere avviato in data successiva all’invio della domanda, pena inammissibilità, e può durare al massimo 36 mesi, prorogabili su richiesta motivata presentata prima della scadenza.
Monitoraggio — obbligo di disponibilità a controlli e richieste di informazioni fino a 5 anni dall’ultimazione dell’investimento.
I dati dei beneficiari confluiscono nel sistema informativo ARACHNE, lo strumento della Commissione europea per l’individuazione di rischi di frode, conflitti di interesse e irregolarità. Non è un dettaglio formale: alimenta le verifiche dell’Autorità di Gestione sia in fase di selezione sia in attuazione.
Cosa si intende per unità produttiva
Il termine ricorre continuamente nell’Avviso e vale la pena fissarne il significato, perché non coincide con “sede legale” né con “stabilimento”. Il glossario la definisce come la struttura produttiva dotata di autonomia tecnica, organizzativa, gestionale e funzionale, eventualmente articolata su più sedi o impianti, anche fisicamente separati ma funzionalmente collegati.
Due conseguenze pratiche. La prima: un’impresa con sede legale fuori regione può accedere, purché l’unità produttiva oggetto dell’investimento sia in Puglia e regga i quattro requisiti di autonomia. La seconda: un programma può insistere su più siti pugliesi distinti e restare un’unica unità produttiva, se i siti sono funzionalmente collegati. Nel dettaglio spese, però, i costi vanno comunque distinti per ciascuna sede richiesta ad agevolazione.
Bando STEP Puglia: cumulabilità con altre agevolazioni
STEP è un aiuto di Stato in esenzione ai sensi del GBER — Regolamento (UE) 651/2014 e successive modifiche. Non è de minimis. Questo determina tutto il regime di cumulo.
Situazione
Cumulabile?
Condizioni
Altri aiuti di Stato su costi ammissibili distinti
✅ Sì
Le misure devono riguardare voci di spesa diverse e individuabili
Altri aiuti di Stato sulle stesse spese
⚠️ Condizionato
Solo se il cumulo non porta a superare l’intensità o l’importo di aiuto più elevati applicabili in base al GBER e alla Carta degli Aiuti 2021-2027
Aiuti de minimis sulle stesse spese
❌ No
Vietato se il cumulo porta a un’intensità superiore ai livelli stabiliti dalle regole comunitarie
Aiuti senza costi ammissibili individuabili
✅ Sì
Cumulabili con aiuti con costi individuabili; tra loro fino alla soglia massima GBER
Misure generali non costituenti aiuto di Stato
✅ Sì
In misura non superiore alla spesa effettivamente sostenuta
Garanzie pubbliche (Fondo di Garanzia MCC, SACE) — solo PMI
⚠️ Condizionato
In presenza di ESL derivante da garanzia, controgaranzia, cogaranzia o riassicurazione, la verifica tiene conto dei limiti della Carta degli Aiuti
⚠️ Attenzione — L’articolo 19 comma 2 lettera a prevede la revoca totale se per gli interventi oggetto del programma agevolato risultano assegnate altre agevolazioni inquadrabili come aiuti di Stato senza che il beneficiario ne abbia dato precedente segnalazione. Il problema non è solo il cumulo eccessivo: è la mancata dichiarazione. Se il cumulo emerge in sede di istruttoria, accertamento o ispezione e non era stato segnalato, si perde tutto.
Nel caso in cui l’intensità massima venga superata, l’Avviso prevede la rideterminazione del contributo anziché la revoca. Ma solo se il cumulo è stato dichiarato.
Una precisazione sui crediti d’imposta, dove circolano semplificazioni pericolose: la valutazione dipende dalla qualificazione del singolo credito. Quelli configurati come aiuto di Stato in regime GBER concorrono al calcolo dell’intensità sulle stesse spese; quelli che non costituiscono aiuto di Stato incontrano come unico limite il 100% del costo. Va verificato strumento per strumento, non per categoria.
Cosa è cambiato: le due tornate di modifiche del 2026
Qui sta il valore aggiunto di una lettura aggiornata. L’Avviso approvato con Determina n. 477 del 16 luglio 2025 (BURP n. 61 del 31 luglio 2025) è stato modificato due volte.
Marzo 2026 — le modifiche richieste dalla Commissione
Con DGR n. 255 del 17 marzo 2026 e Determina n. 168 del 18 marzo 2026, pubblicate sul BURP n. 23 del 23 marzo 2026, la Regione ha recepito gli esiti degli approfondimenti con i Servizi della Commissione europea. Le istanze sono state acquisite in piattaforma nella nuova versione dal 24 marzo 2026.
Riformulazione dell’articolo 7 sui progetti ammissibili e sui requisiti TRL.
Introduzione dell’open innovation come modalità di conseguimento del TRL 5 per start up e imprese innovative.
Innalzamento condizionato del tetto R&S a 40 milioni per le grandi imprese, alle tre condizioni già viste.
Inserimento della nuova lettera l) all’articolo 19 comma 2: la mancata stipula della polizza catastrofale diventa causa di revoca totale.
Aggiornamento degli allegati 2, 4 e 5, con specificazioni sulla documentazione TRL e sulla relazione dell’esperto scientifico.
Agosto 2026 — il passaggio al modello FNLC
Con Determina n. 636 del 6 agosto 2026, pubblicata sul BURP n. 64 del 13 agosto 2026, l’Avviso e gli allegati 2 e 5 sono stati nuovamente aggiornati. La ragione è tecnica ma le conseguenze sono operative.
Il Comitato di Sorveglianza del Programma Regionale ha approvato a luglio 2026, con procedura di consultazione scritta urgente, l’adozione di schemi di finanziamento non collegato ai costi (FNLC): un modello in cui il rimborso del contributo dell’Unione non è agganciato ai costi sostenuti ma al soddisfacimento di condizioni e risultati predeterminati — adozione degli atti di concessione, avvio degli investimenti, completamento dei progetti.
Per l’impresa il cambiamento più visibile è questo: sparisce la Nota di ammissione. Al suo posto la Regione adotta direttamente la Determinazione Dirigenziale di concessione delle agevolazioni, trasmessa insieme alla Relazione Istruttoria di Puglia Sviluppo. È da quella determina che decorrono i 60 giorni per il progetto definitivo e i 150 giorni per la copertura finanziaria.
La Determina 636 dispone espressamente che il provvedimento ha effetto anche relativamente alle istanze già presentate a partire dalla pubblicazione dell’avviso. Chi ha depositato la domanda nei mesi precedenti si trova quindi nel nuovo regime.
Nella stessa occasione è stato introdotto il comma 18 all’articolo 12 — l’ammissione con riserva in caso di esaurimento fondi — e sono state corrette le lettere di rinvio all’articolo 9 comma 1, che ora richiama correttamente le lettere ii, iii e iv dell’articolo 7 anziché i, ii e iii.
Il rischio di lavorare su fonti datate
La maggior parte delle schede e delle guide online su STEP Puglia si ferma alla versione di marzo 2026, quando non addirittura a quella di luglio 2025. Descrivono un iter con la Nota di ammissione che oggi non esiste più. Prima di impostare un cronoprogramma o una nota informativa per un cliente, conviene verificare sempre la data dell’ultimo aggiornamento del testo consultato. Gli allegati nella loro ultima versione sono pubblicati sulla pagina dedicata del portale regionale.
STEP Puglia è lo strumento giusto per la tua impresa?
Vale la pena essere onesti sui limiti. STEP non è un bando per il tessuto produttivo medio del Salento. La soglia di un milione di investimento, il requisito di fatturato medio triennale, l’obbligo di cofinanziamento al 25% e la complessità dell’iter selezionano una fascia ristretta di imprese.
Ha senso valutare STEP se: l’impresa ha una tecnologia già validata almeno a TRL 5 riconducibile agli elenchi dell’Allegato 3; l’investimento supera il milione ed è sostenibile finanziariamente; esiste o si può costituire un’unità locale operativa credibile in Puglia; c’è capacità organizzativa per gestire rendicontazione, vincoli occupazionali e monitoraggio quinquennale.
Probabilmente non ha senso se: il progetto vale poche centinaia di migliaia di euro; la tecnologia è ancora un concept o un prototipo iniziale; l’innovazione è di processo ordinario senza contenuto critico ai sensi del Regolamento STEP; manca la copertura della quota privata.
Nel secondo caso il panorama pugliese offre alternative più proporzionate — TecnoNidi per le start up innovative, i Programmi Integrati di Agevolazione, gli avvisi sulla trasformazione digitale delle PMI. Presentare un progetto sovradimensionato per inseguire una dotazione più ricca è un errore che costa tempo e credibilità.
Un’ultima considerazione sui tempi. Lo sportello è aperto e valuta in ordine cronologico. Non c’è una scadenza da rincorrere, ma c’è una dotazione che si consuma. Sui 128,7 milioni dell’Azione 13.1 in particolare, la capienza è sensibilmente inferiore. Chi ha un progetto maturo non ha ragioni per aspettare.
In sintesi
L’Avviso STEP mette a disposizione 471,5 milioni di euro per lo sviluppo e la fabbricazione di tecnologie critiche in Puglia, con contributi a fondo perduto dal 25% all’80% a seconda della voce di spesa, della dimensione d’impresa e delle premialità. Sportello aperto dal 5 agosto 2025, valutazione cronologica, nessuna scadenza fissa.
I filtri veri sono quattro: soglia minima di investimento (1 milione per PMI e start up, 3 per le grandi imprese), maturità tecnologica (TRL 5 come base), localizzazione dell’unità locale in Puglia, capacità di cofinanziamento al 25%. Superati quelli, la partita si gioca sulla qualità industriale del progetto e sulla capacità di dimostrare il rafforzamento di una catena del valore strategica.
Il suggerimento pratico, se stai valutando una candidatura: parti dalla verifica di coerenza tecnologica sull’Allegato 3 prima di costruire qualsiasi piano di spesa. È lì che si decide se il progetto è dentro o fuori, e nessuna qualità del business plan compensa una tecnologia che non rientra nel perimetro.
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Le informazioni contenute in questa guida sono fornite a scopo puramente informativo e non costituiscono una consulenza professionale. Nonostante l’impegno per garantire l’accuratezza delle informazioni, non possiamo assicurare che siano complete, aggiornate o prive di errori.
Per informazioni ufficiali e aggiornate, si raccomanda di consultare sempre i siti ufficiali degli enti erogatori e la normativa di riferimento. FinanziamentiSalento non si assume alcuna responsabilità per eventuali azioni intraprese sulla base delle informazioni contenute in questa guida.
L’Avviso pubblico STEP della Regione Puglia mette a disposizione 471,5 milioni di euro per lo sviluppo e la fabbricazione di tecnologie critiche sul territorio regionale. Nasce dall’adesione della Puglia alla piattaforma europea Strategic Technologies for Europe Platform, istituita dal Regolamento (UE) 2024/795 per ridurre le dipendenze strategiche dell’Unione. L’agevolazione è un contributo a fondo perduto, senza componente di finanziamento da restituire, ed è gestita da Puglia Sviluppo come Organismo Intermedio. Lo sportello è aperto dal 5 agosto 2025 e non ha una data di chiusura.
A chi si rivolge
Possono presentare istanza, singolarmente o in associazione con altre imprese, grandi e medie imprese con almeno due bilanci approvati alla data della domanda, micro e piccole imprese con un fatturato medio nell’ultimo triennio di almeno un milione di euro, imprese e start up innovative che dimostrino la disponibilità di fondi per il cofinanziamento su progetti con TRL almeno pari a 5, anche conseguito tramite open innovation.
Sono ammesse anche imprese non attive e imprese attive controllate, a condizione che la controllante rispetti i requisiti dimensionali sopra indicati. Nei programmi presentati da un proponente possono rientrare imprese aderenti in possesso degli stessi requisiti: in quel caso la responsabilità della coerenza tecnica e industriale resta in capo al proponente.
L’unità produttiva oggetto dell’investimento deve essere ubicata o da ubicare in Puglia. La sede legale può essere altrove. Restano esclusi i settori della produzione primaria agricola, della pesca e dell’acquacoltura, oltre a trasporti, siderurgia, lignite e carbone per effetto dell’articolo 13 del GBER.
Cosa finanzia
Le tipologie di programma ammissibili sono quattro: ricerca industriale e sviluppo sperimentale con conseguimento del TRL 8 partendo da almeno il TRL 5, anche senza investimenti produttivi collegati; investimenti produttivi successivi a ricerca già svolta e certificabile; investimenti produttivi accompagnati da attività di R&S su progetti già a TRL 5; investimenti produttivi connessi alla produzione della tecnologia critica.
Attivi materiali: suolo entro il 10% dell’investimento (15% per siti degradati), opere murarie, acquisto dell’immobile, macchinari e attrezzature nuovi di fabbrica, impianti da fonti rinnovabili nei limiti dell’autoconsumo
Attivi immateriali: programmi informatici, brevetti, licenze, know how. Per le PMI ammissibili fino al 100% dei costi, per le grandi imprese non oltre il 50%
Ricerca e sviluppo: personale, strumentazioni, ricerca contrattuale, consulenze. Spese generali entro il 20% delle altre voci
Formazione e servizi di consulenza, questi ultimi riservati alle PMI insieme alla partecipazione a fiere
Non ammissibili: spese di pura sostituzione, beni usati, mezzi targati, scorte, commesse interne, titoli di spesa sotto 500 euro, consulenza per la domanda e la rendicontazione
Le tecnologie ammesse sono elencate nell’Allegato 3, articolato in quattro liste: tecnologie digitali e deep tech, medicinali critici, materie prime critiche e servizi critici. Gli elenchi sono indicativi e vengono aggiornati dalla Commissione europea.
Agevolazioni disponibili
Il contributo è a fondo perduto, in conto impianti sugli investimenti produttivi e come sovvenzione sulle altre componenti.
Investimenti produttivi: 45% grandi imprese, 55% medie, 65% piccole, più un massimo di 5 punti percentuali di premialità
Ricerca industriale: 50%, 60% e 70%, con maggiorazione fino a 15 punti e tetto all’80% in caso di collaborazione effettiva o ampia diffusione dei risultati
Sviluppo sperimentale: 25%, 35% e 45%
Formazione: 50%, 60% e 70%
Consulenze e fiere: 50%, solo PMI
Le soglie minime di investimento sono di 3 milioni per le grandi imprese e 1 milione per PMI, start up tecnologiche e imprese innovative. I massimali sugli investimenti produttivi vanno da 110 milioni per le grandi imprese a 20 milioni per le start up innovative. Sopra i 55 milioni l’intensità si riduce progressivamente: la quota tra 55 e 110 milioni è agevolata a metà, quella oltre i 110 milioni non è agevolata affatto. Per i datacenter l’intensità sugli investimenti produttivi è ridotta del 50%, con una quota riservata di 100 milioni.
Procedura e tempistiche
La procedura è valutativa a sportello: le istanze vengono istruite in ordine cronologico di invio telematico fino a esaurimento delle risorse. L’istanza di accesso si presenta sulla piattaforma SMART della Regione Puglia; all’invio vengono assegnati protocollo e CUP.
Puglia Sviluppo istruisce su due livelli, ammissibilità formale e valutazione sostanziale, quest’ultima comprensiva di verifiche su solidità patrimoniale, cantierabilità e coerenza tecnologica. In caso di esito positivo la Regione adotta la Determinazione Dirigenziale di concessione, da cui decorrono 60 giorni perentori per il progetto definitivo e 150 giorni prorogabili per la documentazione sulla copertura finanziaria. Il progetto definitivo si trasmette via PEC. Il programma può durare al massimo 36 mesi, prorogabili.
Gli investimenti possono essere avviati subito dopo l’invio dell’istanza, ma l’avvio anticipato non genera alcun diritto: si anticipa a proprio rischio.
Cumulabilità
STEP è un aiuto di Stato in esenzione ai sensi del GBER, Regolamento (UE) 651/2014. Non è de minimis. È cumulabile con altri aiuti di Stato su costi ammissibili distinti e individuabili. Sulle stesse spese il cumulo è ammesso solo se non porta a superare l’intensità o l’importo di aiuto più elevati applicabili in base al GBER e alla Carta degli Aiuti a finalità regionale 2021-2027. Il cumulo con aiuti in de minimis sulle medesime spese è vietato se determina il superamento di quei livelli.
Attenzione a un punto che pesa più del cumulo stesso: la revoca totale scatta se emergono altre agevolazioni qualificabili come aiuti di Stato sugli interventi agevolati senza che il beneficiario ne abbia dato precedente segnalazione. Dichiarato in istanza, un cumulo eccessivo comporta al massimo la rideterminazione del contributo.
Documentazione richiesta
Questionario ex ante con anagrafica, fatturato triennale, mercati e risorse umane
Relazione di cantierabilità a firma di tecnico abilitato iscritto a Ordine o Collegio, per ciascuna impresa
Relazione di sostenibilità ambientale con applicazione del Protocollo ITACA Puglia ed esiti DNSH
Verifica climatica a firma di tecnico iscritto all’Albo
Relazione dell’esperto scientifico sul livello di maturità tecnologica raggiunto
Accordo preliminare con le organizzazioni sindacali, se il programma include formazione
Dettaglio spese voce per voce, distinto per ciascuna sede
Punti di attenzione
Le premialità non si sommano. Ciascuna delle dieci condizioni dell’Allegato 2 vale cinque punti, ma il tetto complessivo resta cinque: soddisfarne una sola produce lo stesso effetto di soddisfarne otto. Conviene quindi scegliere quella meno onerosa da mantenere, perché il mancato rispetto comporta revoca parziale della quota incrementale.
L’Allegato 4 prevede soglie di esclusione che operano prima dell’esame di merito: rapporti tra investimento e fatturato e tra investimento e patrimonio netto con punteggio minimo di 4, indici di indipendenza finanziaria, copertura delle immobilizzazioni e liquidità sugli ultimi due bilanci. Un’impresa sottodimensionata rispetto al progetto viene esclusa senza che il contenuto tecnologico venga nemmeno valutato.
Da ultimo, l’Avviso è stato modificato due volte nel 2026. Le modifiche di agosto hanno soppresso la Nota di ammissione, sostituita dalla Determinazione Dirigenziale di concessione, e hanno effetto anche sulle istanze già presentate. Molte schede in circolazione descrivono ancora la procedura precedente.
Progetti europei per associazioni: OID, PIC e partner da dove iniziare
Nessuna associazione presenta un progetto europeo senza un codice. Non il codice fiscale: un identificativo dell’ente che si chiama OID, oppure PIC, a seconda del programma. Chi lo scopre il giorno della scadenza ha già perso la candidatura. Chi lo ottiene prima, con calma, ha il primo requisito pronto.
L’OID è una lettera E seguita da otto cifre: serve per i progetti gestiti dalle agenzie nazionali, come Erasmus+ Piccole partnership e Partenariati di cooperazione. Il PIC ha nove cifre e serve per i bandi gestiti da Bruxelles. Si ottengono entrambi gratis, online, con un account EU Login. Il secondo requisito è meno tecnico e più difficile: un partner straniero con cui costruire un’idea.
In questa guida trovi la differenza tra OID e PIC, come ottenere il codice, dove cercare i partner, la distinzione tra piccola scala e cooperazione e un cenno al Corpo europeo di solidarietà. Le regole sono quelle del 2026, controllate sulle fonti ufficiali: le date che cito sono esempi del ciclo 2026, da verificare sempre sul bando in corso.
Come costituire un’associazione APS: passi, costi e iscrizione RUNTS
Per fondare un’APS servono almeno sette persone fisiche oppure tre APS. È il primo numero da controllare, perché sotto soglia il Registro non iscrive l’ente come associazione di promozione sociale. Il resto è una sequenza breve: statuto e atto costitutivo, firma, registrazione all’Agenzia delle Entrate entro 20 giorni, codice fiscale, domanda al RUNTS.
Il costo vivo, con la scrittura privata, parte da 200 euro di imposta di registro. Non è un dettaglio: molte associazioni nascono con un notaio che nessuno aveva richiesto, solo perché nessuno aveva spiegato la differenza tra scrittura privata e atto pubblico.
In questa guida trovi i requisiti, i contenuti dello statuto, il confronto tra le due forme, i costi aggiornati a ottobre 2026 e l’iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore. Con un avvertimento: il regime del bollo sugli atti costitutivi è ancora oggetto di chiarimenti, e te lo segnalo nel punto esatto in cui conta.
Iscrizione al RUNTS: come fare, documenti e tempi nel 2026
La domanda di iscrizione al RUNTS si presenta solo online, sul portale del Ministero del Lavoro, e l’ufficio ha 60 giorni per decidere (30 con lo statuto standard). Questi sono i numeri. Ma a bloccare le associazioni non è la procedura: sono tre strumenti che spesso mancano il giorno in cui si vuole partire.
Una PEC intestata all’ente, non al presidente. L’identità digitale (SPID o CIE) del legale rappresentante. La firma digitale. Dal 2026, con il decreto del 13 gennaio, c’è in più una comodità che cambia molte pratiche: il delegato, che compila e invia al posto del presidente.
In questa guida trovi la procedura passo per passo, i documenti da allegare, i tempi e gli esiti possibili, il caso dell’associazione già esistente, gli adempimenti dopo l’iscrizione e gli errori che fanno tornare indietro le pratiche. Le regole sono quelle in vigore a ottobre 2026, controllate sul testo coordinato del DM 106/2020 e sulle pagine del Ministero.
Centrale Rischi e Incentivi 2026: Perché Verificarla Prima del Bando
C’è un dato che sfugge alla maggior parte degli imprenditori pugliesi: la banca consulta la Centrale Rischi Banca d’Italia prima ancora di leggere il business plan. Non è una scelta discrezionale del direttore di filiale — è parte integrante dell’istruttoria creditizia prevista dalla normativa di vigilanza. Eppure, quando si parla di bandi e incentivi 2026, quasi nessuno collega questo dato al nuovo Codice degli incentivi e alla riforma pugliese “Puglia Moltiplica”.
Il collegamento non è scontato, e in parte è meno diretto di quanto si potrebbe pensare. Ma per un’impresa del Salento che valuta oggi un investimento — un Iperammortamento, un Minibond, un voucher camerale — sapere dove la propria posizione creditizia pesa davvero, e dove invece non pesa affatto, fa la differenza tra una domanda presentata con consapevolezza e una domanda presentata alla cieca. Vediamo cosa c’è scritto nella riforma, cosa non c’è scritto, e dove la Centrale Rischi entra comunque in gioco.
In sintesi
La Centrale Rischi non è (ancora) un criterio di premialità formale nei bandi 2026. Ma la bancabilità dell’impresa pesa comunque, in modo indiretto ma concreto, in strumenti come il Minibond Puglia o ovunque un investimento richieda un finanziamento bancario a monte del contributo pubblico.
Cos’è la Centrale Rischi e perché la banca la guarda prima di te
La Centrale dei Rischi (CR) è il sistema informativo gestito da Banca d’Italia che raccoglie, mese per mese, i dati sui crediti e sulle garanzie concessi dagli intermediari vigilati a imprese e persone fisiche. È disciplinata dalla Circolare Banca d’Italia n. 139 dell’11 febbraio 1991, aggiornata più volte negli anni. Non è un elenco di cattivi pagatori: contiene la storia creditizia completa, comprese le posizioni regolari.
Il meccanismo di rilevazione è preciso. Ogni intermediario fotografa la posizione dei propri clienti l’ultimo giorno del mese e invia la segnalazione a Banca d’Italia entro il 25° giorno del mese successivo. Significa che la CR consultata oggi riflette, in media, una situazione di circa due mesi prima — un dettaglio tecnico che pochi conoscono, ma che spiega perché regolarizzare una posizione non produce un effetto immediato sul prospetto.
Tipologia segnalata
Soglia di censimento
Crediti per cassa (mutui, leasing, aperture di credito)
≥ 30.000 €
Crediti di firma (fideiussioni, garanzie)
≥ 30.000 €
Garanzie ricevute
≥ 30.000 €
Sofferenze (stato di insolvenza)
Nessuna soglia minima
Dal 2026 l’accesso ai propri dati è centralizzato sul Portale dei servizi di Banca d’Italia, raggiungibile con SPID o CNS: gratuito, immediato, senza più bisogno di moduli cartacei o filiali. Ogni legale rappresentante può richiedere il prospetto della propria azienda in autonomia, e — cosa che in consulenza vediamo trascurata spesso — anche attivare il servizio automatico che lo invia periodicamente via PEC, senza doverlo richiedere ogni volta da zero.
Codice degli incentivi 2026: cosa cambia davvero (e cosa non cambia) sul piano della premialità
Dal 1° gennaio 2026 è in vigore il Codice degli incentivi (D.Lgs. 27 novembre 2025, n. 184), la riforma organica che riscrive il modo in cui lo Stato programma, eroga e controlla gli incentivi alle imprese. Tra le novità più discusse c’è il sistema di “elementi premianti” previsto dall’articolo 8: requisiti che, se posseduti, danno accesso a un vantaggio aggiuntivo in fase di valutazione della domanda.
Abbiamo verificato il testo applicato nei bandi camerali pugliesi già usciti nel 2026 — Bari, Brindisi-Taranto, Foggia — e la lista degli elementi premianti dell’art. 8 è chiusa e specifica: rating di legalità (art. 5-ter D.L. 1/2012), certificazione della parità di genere, requisito di impresa femminile. In alcuni bandi si aggiungono premialità legate a partecipazioni a specifiche iniziative nazionali, come il Bando PID-Next. Non c’è, in questo elenco, alcun riferimento al merito creditizio o alla Centrale Rischi.
⚠️ Attenzione: precisione necessaria
La bancabilità non è, ad oggi, un requisito legale esplicito e uniforme su tutti gli strumenti di finanza agevolata. Non è previsto un punteggio “Centrale Rischi” nei bandi valutati secondo l’art. 8 del Codice degli incentivi. È però un indicatore che sta diventando sempre più rilevante, per ragioni che riguardano la struttura stessa di alcuni strumenti — non un obbligo normativo generalizzato.
Il Codice introduce comunque un elemento di fondo che merita di essere capito bene: la riserva del 60% delle risorse di ogni incentivo alle PMI, con almeno il 25% destinato a micro e piccole imprese, e il bando-tipo, pensato per uniformare criteri e modulistica tra le diverse amministrazioni. È un impianto che punta a rendere l’accesso agli incentivi più prevedibile — ma la prevedibilità dei criteri non equivale a un giudizio sulla solidità finanziaria di chi presenta domanda.
Dove la bancabilità pesa concretamente: il caso Minibond Puglia Moltiplica
Se la Centrale Rischi non compare nei criteri di premialità del Codice, c’è però un ambito in cui la bancabilità diventa un requisito esplicito, verificabile, scritto nero su bianco: il Fondo Minibond Puglia, la misura apripista del piano regionale “Puglia Moltiplica” presentato il 6 luglio 2026 dalla Regione Puglia, con una dotazione complessiva di 360 milioni di euro su sette strumenti finanziari.
Il bando ufficiale del Fondo Minibond richiede all’impresa candidata requisiti minimi di bilancio — fatturato, struttura patrimoniale — oppure, in alternativa, il possesso di un rating almeno pari a B+ secondo la scala Standard & Poor’s o equivalente, rilasciato da un’agenzia riconosciuta ESMA. Qui il nesso con la posizione creditizia dell’impresa non è un’interpretazione nostra: è un requisito di accesso alternativo, previsto dal bando stesso.
Ma il punto va oltre il singolo strumento. Un articolo di settore uscito subito dopo la presentazione di Puglia Moltiplica descrive la verifica della bancabilità come una delle fasi operative del percorso che ogni impresa deve affrontare per trasformare un’agevolazione astratta in una pratica concreta — insieme alla lettura dei requisiti, alla raccolta documentale e alla costruzione dei prospetti economico-finanziari. Non è un dettaglio tecnico per addetti ai lavori: è il passaggio che separa chi ottiene davvero il finanziamento da chi presenta una domanda destinata a incagliarsi in istruttoria.
Strumento
Ruolo della Centrale Rischi / bancabilità
Minibond Puglia (Puglia Moltiplica)
Requisito alternativo esplicito: rating minimo B+ in assenza dei parametri di bilancio richiesti
Voucher camerali (Doppia Transizione BA/BR-TA/FG)
Non valutata: gli elementi premianti sono rating di legalità, parità di genere, impresa femminile
Iperammortamento 2026
Non valutata nella perizia asseverata, ma pesa a monte se l’investimento è coperto tramite leasing o finanziamento bancario
Bandi con procedura a sportello (ordine cronologico)
Non valutata in istruttoria: la CR incide solo se serve un finanziamento complementare all’agevolazione
Come leggere la propria CR: cosa controllare prima di presentare domanda
Il prospetto della Centrale Rischi non è pensato per un lettore non specializzato, e infatti la maggior parte degli imprenditori che lo riceve non sa cosa cercarci dentro. Ecco cosa guardare per primo.
Lo stato del rapporto
Ogni posizione segnalata viene classificata con un codice di stato. Le posizioni regolari sono contrassegnate come “in bonis”; poi ci sono le segnalazioni di attenzione e quelle gravi.
Categoria
Stato
Gravità
Attenzione
Sconfinamento (utilizzo oltre l’accordato)
Media
Rate scadute e non pagate
Media
Scaduto oltre 90 giorni
Alta
Scaduto oltre 180 giorni
Alta
Grave
Inadempienza probabile (UTP)
Alta
Sofferenza (stato di insolvenza)
Critica
Passato a perdita
Critica
La tensione finanziaria
Un indicatore semplice da calcolare, anche senza competenze tecniche specifiche, è il rapporto tra utilizzato e accordato su ciascuna linea di credito, in particolare sugli affidamenti a revoca — i classici fidi di conto corrente. Più questo rapporto si avvicina al 100%, più la banca legge la posizione come “tirata”, indipendentemente dal fatto che i pagamenti siano puntuali. Un’impresa che utilizza sistematicamente il 95% del proprio fido appare più fragile di una che ne utilizza il 60%, anche a parità di regolarità nei pagamenti.
Errore frequente: dimenticare la CR di soci e amministratori
Qui si annida un errore che, nella nostra esperienza di consulenza sul territorio, ricorre più spesso di quanto si immagini. Le banche non consultano soltanto la Centrale Rischi dell’azienda: guardano anche quella dei soci con quote significative e degli amministratori. Una sofferenza personale dell’imprenditore — magari legata a un vecchio finanziamento privato, non collegato in alcun modo all’attività — può bloccare l’istruttoria sull’impresa, anche con bilanci aziendali solidi.
Per le PMI familiari tipiche del tessuto salentino, dove proprietà e gestione spesso coincidono nella stessa persona o nello stesso nucleo, questo punto è tutt’altro che marginale. Vale la pena controllare la propria posizione personale con lo stesso rigore riservato a quella dell’azienda, prima di avviare qualsiasi pratica che preveda un passaggio bancario.
Verificare la propria posizione con la webapp Analisi CR
Proprio perché leggere un prospetto CR richiede di incrociare più variabili — stato del rapporto, tensione, durata residua, garanzie — abbiamo sviluppato la webapp Analisi Centrale Rischi, pensata per restituire in modo leggibile la fotografia della posizione creditizia di un’impresa, prima ancora di rivolgersi in banca o presentare domanda per uno strumento come il Minibond Puglia.
Il risultato non è un semplice riepilogo del prospetto, ma un’elaborazione strutturata. La webapp assegna un rating sintetico su scala A-F e la classe di merito creditizio secondo la metodologia Mediocredito Centrale (Cr1-Cr10) — lo stesso riferimento usato per la valutazione del Fondo di Garanzia MCC. Calcola inoltre gli indicatori che una banca controlla per prima: tensione finanziaria sulle linee a revoca, duration del debito, sconfino netto, grado di concentrazione tra intermediari. Le criticità vengono segnalate con un sistema di alert graduato per gravità, e il report include un piano d’azione con priorità e tempistiche indicative — non solo cosa non va, ma cosa fare prima e cosa dopo.
⚠️ Una precisazione tecnica
Il rating calcolato dalla webapp segue la metodologia MCC (Cr1-Cr10), non la scala Standard & Poor’s richiesta dal bando Minibond Puglia: sono riferimenti distinti. Resta comunque un indicatore utile per capire la propria posizione di partenza, prima di eventualmente rivolgersi a un’agenzia di rating riconosciuta ESMA per il requisito specifico del bando.
Non sostituisce un colloquio con un consulente, ma consente di arrivare a quel colloquio già sapendo dove sono i punti critici, e con quale margine di tempo intervenire prima di una scadenza di bando.
Domande frequenti
La Centrale Rischi negativa esclude automaticamente da un incentivo?
No, non nella maggior parte dei bandi 2026 valutati secondo il Codice degli incentivi: gli elementi premianti dell’art. 8 non includono il merito creditizio. Fa eccezione il Minibond Puglia, dove un rating minimo (o parametri di bilancio alternativi) è un requisito di accesso.
Serve controllare la CR anche per un bando a fondo perduto, non solo per un finanziamento?
Se il bando prevede una procedura a sportello per ordine cronologico e nessun coinvolgimento bancario, la CR non incide sulla valutazione della domanda. Diventa rilevante se l’investimento richiede un anticipo di cassa, un leasing o un finanziamento complementare al contributo pubblico.
Come si accede alla propria CR nel 2026?
Tramite il Portale dei servizi di Banca d’Italia, con SPID o CNS, in modo gratuito e digitale.
Cosa succede se emerge uno sconfinamento poco prima di presentare domanda?
Meglio regolarizzarlo prima possibile: ricordiamo che la CR riflette una situazione di circa due mesi prima, quindi anche una regolarizzazione tempestiva non produce un effetto immediato sul prospetto.
La CR dei soci influisce sulla valutazione dell’impresa?
Sì. Le banche consultano anche la posizione dei soci con quote rilevanti e degli amministratori, non solo quella della società.
Cosa significa “rating B+” richiesto dal Minibond Puglia?
È una valutazione di merito creditizio rilasciata da un’agenzia di rating riconosciuta (scala Standard & Poor’s o equivalente), utilizzabile come requisito alternativo ai parametri di bilancio richiesti dal bando.
Con quanto anticipo va controllata la CR prima di un bando?
Idealmente alcuni mesi prima, per avere il tempo di intervenire su eventuali anomalie e di vederle riflesse nel prospetto, che aggiorna i dati con circa due mesi di ritardo.
Cosa portare a casa
La riforma degli incentivi 2026 non ha introdotto un requisito di bancabilità uniforme — e chi scrive che la Centrale Rischi è ormai “un criterio di accesso” per tutti gli incentivi sta semplificando oltre il dato normativo reale. Ma ignorare la propria posizione creditizia resta un errore, perché in strumenti concreti come il Minibond Puglia, o in qualsiasi investimento che passi anche solo in parte da un canale bancario, la CR continua a essere il primo documento che l’interlocutore finanziario consulta. Verificarla prima, non dopo un diniego, è la differenza tra un percorso ordinato e una domanda presentata alla cieca.
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Le informazioni contenute in questa guida sono fornite a scopo puramente informativo e non costituiscono una consulenza professionale. Nonostante l’impegno per garantire l’accuratezza delle informazioni, non possiamo assicurare che siano complete, aggiornate o prive di errori.
Per informazioni ufficiali e aggiornate, si raccomanda di consultare sempre i siti ufficiali degli enti erogatori e la normativa di riferimento. FinanziamentiSalento non si assume alcuna responsabilità per eventuali azioni intraprese sulla base delle informazioni contenute in questa guida.
Bando Transizione Energetica CCIAA Lecce: 7.500 euro a fondo perduto
Un’impresa salentina che ha installato un impianto fotovoltaico a marzo 2024, o rifatto l’illuminazione del capannone in LED nell’autunno 2025, può ancora recuperare il 70% di quella spesa. Fino a 7.500 euro, a fondo perduto, con una domanda che si presenta oggi.
È il punto che quasi nessuno racconta del Bando Transizione Energetica ed Ecologica della Camera di Commercio di Lecce: le spese ammissibili partono dal 1° gennaio 2024. Non è un bando che finanzia investimenti futuri e basta. È anche uno strumento di recupero su quello che l’impresa ha già pagato.
La dotazione è di 350.000 euro, lo sportello è cronologico, e la finestra chiude il 30 settembre 2026. Otto settimane scarse, di cui tre di ferie dei fornitori. Chi deve ancora spendere ha molto meno tempo di quanto pensi; chi ha già speso deve solo mettere insieme le carte giuste.
In questa guida trovi i numeri esatti, i requisiti che escludono più imprese di quanto sembri, il vincolo sui fornitori che fa saltare le pratiche, il calcolo di quanto arriva davvero in cassa e la checklist operativa per le settimane che restano.
I numeri del Bando Transizione Energetica ed Ecologica 2025
Prima le cifre. Poi il ragionamento.
Voce
Valore
Ente gestore
Camera di Commercio di Lecce
Dotazione complessiva
350.000 euro
Forma dell’agevolazione
Voucher a fondo perduto
Intensità
70% delle spese ammissibili
Voucher massimo
7.500 euro (al netto della premialità)
Investimento minimo
3.000 euro
Premialità
300 euro (certificazione di genere / rating di legalità)
Periodo spese ammissibili
Dal 1° gennaio 2024 al 30 settembre 2026
Finestra domande
Dal 22.12.2025 (ore 11:00) al 30.09.2026 (ore 19:00)
Procedura
Valutativa a sportello, ordine cronologico (art. 5 c. 3 D.lgs. 123/1998)
Regime di aiuto
De minimis (Reg. UE 2023/2831 e regolamenti settoriali)
Piattaforma
ReStart InfoCamere
Ritenuta
4% ex art. 28 c. 2 D.P.R. 600/1973
Il conto è semplice. Con l’investimento minimo di 3.000 euro il voucher vale 2.100 euro. Per saturare il tetto dei 7.500 euro serve una spesa ammissibile di circa 10.715 euro. Sopra quella soglia il contributo non cresce più: il resto è a carico dell’impresa.
Il bando nasce nell’ambito dell’iniziativa di sistema “La doppia transizione digitale ed ecologica”, autorizzata dal MIMIT con decreto del 23 febbraio 2023, ed è finanziato con la maggiorazione del 20% del diritto annuale per il triennio 2023-2025.
Un dato che dice più dei numeri
Lo sportello ha già subito due proroghe: dal 28 febbraio al 30 giugno 2026, poi al 30 settembre. Una Camera non proroga due volte un bando che ha esaurito le risorse. Non è una garanzia — nessuno pubblica il residuo di cassa — ma è un indizio ragionevole che i 350.000 euro non siano ancora finiti. E lo sportello resta cronologico: chi arriva prima, prende.
Spese dal 1° gennaio 2024: la finestra retroattiva che cambia tutto
Qui sta il valore vero di questo bando, e il motivo per cui vale la pena leggerlo anche se non hai in programma nessun investimento.
L’articolo 6 stabilisce che tutte le spese devono essere sostenute a partire dal 1° gennaio 2024. Il termine finale, originariamente fissato al 28 febbraio 2026, segue le proroghe dello sportello: secondo il comunicato della Camera di Commercio le spese ammissibili sono quelle sostenute fino al 30 settembre 2026.
Trentatré mesi di finestra. Significa che rientrano nel perimetro:
gli impianti fotovoltaici messi in esercizio nel 2024 o nel 2025
le caldaie sostituite con pompe di calore due inverni fa
il relamping LED fatto in officina o in negozio
l’audit energetico commissionato quando le bollette erano ancora un problema quotidiano
i macchinari sostituiti con modelli ad alta efficienza energetica
Nella mia esperienza è proprio qui che si perde il contributo: l’imprenditore legge “bando 2025”, pensa che riguardi le spese future, e archivia. Mentre ha in contabilità fatture perfettamente ammissibili già pagate.
Attenzione: il PDF del bando sul sito camerale non è aggiornato
⚠️ Se scarichi il bando, leggi una data sbagliata
Sulla pagina ufficiale del bando il testo del comunicato indica correttamente il termine del 30 settembre 2026. Il PDF del bando linkato nella stessa pagina, però, è ancora la versione originale: riporta scadenza domande e spese al 28 febbraio 2026. Un imprenditore che scarica il documento e si ferma lì conclude che il bando è chiuso da mesi. Non lo è. Alla data di redazione di questa guida gli estremi dell’atto di proroga non risultano pubblicati sull’albo camerale: il riferimento verificabile è il comunicato sulla pagina ufficiale. Per una conferma diretta: [email protected], tel. 0832 684242.
Il bando si rendiconta insieme alla domanda
Secondo punto che i portali generalisti saltano, e che cambia completamente l’organizzazione del lavoro.
Questo non è un voucher che si prenota e poi si spende. All’articolo 10 il bando chiede di allegare alla pratica telematica le copie delle fatture debitamente quietanzate e le copie dei pagamenti effettuati con transazioni bancarie verificabili. Domanda e rendicontazione coincidono.
Le conseguenze pratiche sono tre. Al momento dell’invio le spese devono essere già sostenute e già pagate. I pagamenti devono essere tracciati: gli assegni sono esplicitamente esclusi. E gli impianti devono essere collaudati e pronti per l’utilizzo, oltre che ubicati in provincia di Lecce.
È una differenza sostanziale rispetto ai voucher camerali di tipo tradizionale — come il Bando Sicurezza della stessa Camera — dove concessione e rendicontazione sono momenti separati. Qui si arriva allo sportello con tutto già fatto.
Chi può accedere al bando: requisiti e cause di esclusione
L’articolo 4 elenca requisiti che vanno posseduti dalla presentazione della domanda fino alla liquidazione del voucher. Alcuni sono di routine. Due tagliano fuori parecchie imprese.
Requisito
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Micro, piccola o media impresa ai sensi dell’Allegato 1 Reg. UE 651/2014
Sede
Sede legale nella circoscrizione territoriale della CCIAA di Lecce
Registro Imprese
Attiva, in regola con l’iscrizione, con domicilio digitale valido
Anzianità
Iscritta al Registro Imprese entro il 31.12.2022
Diritto annuale
In regola con il pagamento a partire dall’annualità 2022
Procedure concorsuali
Nessun fallimento, liquidazione anche volontaria, concordato, amministrazione controllata
Antimafia
Assenza cause art. 67 D.lgs. 159/2011 per rappresentanti, amministratori e soci
DURC
Regolarità previdenziale e assistenziale
Sicurezza
Rispetto del D.lgs. 81/2008
Rapporti con la Camera
Nessuna fornitura di servizi in corso di erogazione verso la CCIAA di Lecce
Polizza catastrofale
Solo per le medie imprese: obbligo assicurativo eventi catastrofali
Il requisito dell’iscrizione entro il 31 dicembre 2022 è il filtro più duro. Esclude ogni impresa costituita dal 2023 in avanti — comprese quelle che hanno investito in efficienza energetica proprio perché partivano da zero e potevano progettare bene fin da subito. Non c’è deroga.
Sull’obbligo assicurativo catastrofale una precisazione tecnica: il bando lo richiama come “legge 101 del 30.12.2023”, ma la norma di riferimento è la L. 213/2023 (Legge di Bilancio 2024), articolo 1 commi 101 e seguenti. Il riferimento corretto è quello, e vale solo per le medie imprese.
Ultimo vincolo, all’articolo 5: una sola domanda per impresa. In caso di invii multipli vale l’ultima presentata in ordine cronologico. E le imprese in rapporto di collegamento, controllo o con assetti proprietari anche solo parzialmente coincidenti possono essere ammesse per una sola domanda complessiva, a giudizio insindacabile della Camera. Chi ha due società con la stessa compagine sceglie: non fa due pratiche.
Quali spese sono ammesse: consulenza, formazione, investimenti green
L’articolo 6 organizza le spese in tre blocchi. Si possono combinare liberamente nella stessa domanda, purché si superino i 3.000 euro complessivi.
Servizi di consulenza specialistica
Audit energetici per fotografare la situazione “as is” e quantificare gli interventi di efficienza
Analisi delle forniture di energia: contratti e bollette, per ottimizzare i parametri contrattuali
Progettazione di sistemi di raccolta e monitoraggio dei dati energetici e di produzione, anche con automazioni 4.0
Piano di miglioramento energetico con quantificazione degli interventi
Sistemi di gestione dell’energia conformi a ISO 50001, ISO 50005, ISO 50009
Studi di fattibilità per progetti di riqualificazione energetica
Studio di fattibilità tecnico-economica per una CER (Comunità Energetica Rinnovabile)
Documentazione tecnica e giuridica per costituire o aderire a una CER: progetto, configurazione, statuto, contratti
Tecnologie digitali e 4.0 (cloud, IoT, intelligenza artificiale) a supporto della transizione energetica
Energy Manager esterno acquisito temporaneamente
Il blocco CER merita attenzione. Nel Salento le comunità energetiche stanno passando dalla fase di discussione a quella di costituzione, e qui la Camera finanzia esattamente i due costi che bloccano i progetti: lo studio di fattibilità e la documentazione costitutiva. Al 70%.
Formazione
Sono ammesse le spese per i corsi finalizzati al conseguimento della qualifica di Energy Manager per risorse interne stabilmente impiegate nell’impresa. Non è formazione generica sull’energia: il bando è specifico sull’obiettivo della qualifica.
Investimenti “green”
L’elenco è esemplificativo, non esaustivo, e riguarda impianti collaudati e pronti all’uso ubicati in provincia di Lecce:
collettori solari termici e impianti di microcogenerazione
impianti fotovoltaici per l’autoproduzione da utilizzare nel sito produttivo
macchinari e attrezzature ad alta efficienza in sostituzione di quelli in uso nella sede oggetto d’intervento
caldaie ad alta efficienza a condensazione, a biomassa o pompe di calore in sostituzione delle caldaie esistenti
raffrescatori evaporativi fissi che non richiedono fluidi refrigeranti
tecnologie digitali e 4.0 per la raccolta e il monitoraggio dei dati energetici, con installazione e attivazione
sistemi di domotica per il risparmio energetico e il monitoraggio dei consumi
costi direttamente correlati e funzionali all’installazione dei beni
relamping: corpi illuminanti LED a basso consumo in sostituzione di fluorescenza, incandescenza o alogena
riduzione dei consumi idrici: raccolta e recupero acque piovane, irrigazione efficiente, automazione, contabilizzazione consumi e umidità del suolo, riciclo e depurazione, macchinari che riducono il prelievo nei processi industriali
Nota il verbo che ritorna: sostituzione. Per macchinari, caldaie e corpi illuminanti l’ammissibilità è legata alla sostituzione di quanto già in uso nella sede oggetto d’intervento. Non è un dettaglio formale — è la logica dell’efficientamento, e in sede di controllo si verifica.
Il capitolo idrico è invece l’occasione meno sfruttata del bando. Per le aziende agricole e agroalimentari del Salento, dove l’acqua è un costo strutturale e la siccità un problema ricorrente, finanziare al 70% sistemi di recupero e riuso è un intervento con ritorno rapido. Eppure quasi nessuno lo presenta.
Fotovoltaico aziendale: quanto copre davvero il voucher
Il fotovoltaico è la voce che genera più richieste, e anche più equivoci. Il bando lo ammette — impianti per l’autoproduzione da utilizzare nel sito produttivo — ma il 70% vale fino a 7.500 euro, e su un impianto aziendale quel tetto si tocca quasi subito.
La soglia di saturazione è 10.715 euro di spesa ammissibile. Oltre quella cifra il contributo resta fermo a 7.500 euro e la copertura percentuale scende. Ecco cosa significa su tre taglie tipiche, con costi indicativi chiavi in mano al netto dell’IVA:
Taglia impianto
Costo stimato
70% teorico
Voucher effettivo
Copertura reale
6 kWp
circa 8.000 €
5.600 €
5.600 €
70%
10 kWp
circa 12.000 €
8.400 €
7.500 € (tetto)
62,5%
20 kWp
circa 22.000 €
15.400 €
7.500 € (tetto)
34%
I costi sono stime di mercato, non dati normativi: variano con la struttura di copertura, l’eventuale accumulo e le opere elettriche. Ma la dinamica non cambia. Sotto i 10.715 euro il bando lavora al 70% pieno. Sopra, diventa un contributo forfettario da 7.500 euro su un investimento che ne costa il triplo.
Due indicazioni pratiche che ne derivano.
La prima: se l’impianto è già stato realizzato tra il 2024 e oggi, la domanda ha senso comunque. Anche il 34% su un investimento già sostenuto e ammortizzato è denaro che rientra, e su un impianto grande il voucher si porta a casa con una pratica sola.
La seconda: se l’impianto deve ancora partire, i tempi sono il vero vincolo. Tra progettazione, autorizzazioni, installazione, allaccio e collaudo, arrivare pronti prima del 30 settembre 2026 è realistico solo in situazioni molto favorevoli. In quel caso conviene ragionare al contrario — quali interventi saturano il tetto in poche settimane. Relamping LED, sistema di monitoraggio dei consumi, audit energetico e piano di miglioramento: messi insieme superano facilmente i 10.715 euro, si chiudono in tempi brevi e portano il voucher pieno.
Ultimo punto: chi sta già portando l’impianto fotovoltaico in altre agevolazioni fiscali deve ragionare per voci distinte, come spiego più avanti nella sezione sulla cumulabilità. Il bene strumentale da una parte, la consulenza energetica dall’altra.
Cosa resta fuori
Le esclusioni sono tassative:
trasporto, vitto e alloggio
consulenze specialistiche su attività amministrative ordinarie, commerciali, fiscali, contabili, legali, di promozione o pubblicità
servizi per l’acquisizione di certificazioni (ISO, EMAS e simili)
supporto e assistenza per adeguamenti a norme di legge
La terza voce genera l’equivoco più frequente. Il bando finanzia l’implementazione di un sistema di gestione dell’energia conforme alla ISO 50001, ma non i costi per ottenere la certificazione. Consulenza sì, ente certificatore no. Sono due fatture diverse e vanno tenute separate fin dal preventivo.
Tutte le spese si intendono al netto dell’IVA, salvo che l’impresa dimostri di sostenerne il costo senza possibilità di recupero.
Chi può fatturare: il vincolo sui fornitori qualificati
Questa è la sezione che salva le pratiche. E che nessun competitor tratta.
Per i soli servizi di consulenza, l’impresa deve avvalersi esclusivamente di:
EGE – Esperti in Gestione dell’Energia certificati secondo la norma UNI CEI 11339 da enti accreditati; oppure
energy manager o altri esperti che abbiano realizzato nell’ultimo triennio almeno tre attività, a favore di clienti diversi, nell’ambito dei servizi di consulenza o formazione elencati dal bando.
Nel secondo caso il fornitore deve produrre un’autocertificazione che attesti quella condizione, da consegnare all’impresa beneficiaria prima della domanda. Prima. Non dopo, non su richiesta della Camera in fase istruttoria.
⚠️ L’errore che manda in fumo l’audit già pagato
Un’impresa commissiona l’audit energetico al tecnico di fiducia — bravo, competente, magari lo stesso che segue gli impianti da anni. Paga la fattura. Poi scopre in fase di domanda che il professionista non è EGE certificato e non ha tre incarichi documentabili su clienti diversi. La spesa non è ammissibile. Il lavoro è stato fatto bene, ma il contributo non arriva. Prima di firmare l’incarico si verifica la qualifica del fornitore, non dopo.
Per i servizi di formazione valgono requisiti altrettanto puntuali: enti di formazione accreditati dalle Regioni, Università, Scuole di Alta Formazione, ITS, Fondi Interprofessionali, oppure soggetti qualificati certificati ISO 9001:2015 per il settore EA37. Durata non inferiore alle 40 ore totali.
Per gli investimenti, gli installatori devono possedere i requisiti tecnico-professionali del D.M. 37/2008 ed essere regolarmente iscritti al Registro delle Imprese.
C’è poi l’articolo 7, che chiude il cerchio: i fornitori di servizi ad altre imprese beneficiarie del bando non possono a loro volta presentare domanda come beneficiari. E non possono essere in rapporto di controllo o collegamento con l’impresa beneficiaria, né avere assetti proprietari anche parzialmente coincidenti — dove il bando include espressamente legami di coniugio, parentela e affinità. La consulenza fatturata dalla società del cognato non passa.
Quanto arriva davvero in cassa
Il voucher lordo non è quello che si incassa. Vediamo il percorso completo su un caso concreto.
Un’impresa ha sostenuto 12.000 euro di spese ammissibili: 2.500 euro di audit energetico da un EGE certificato e 9.500 euro tra relamping e sistema di monitoraggio consumi.
Passaggio
Importo
Spesa ammissibile (netto IVA)
12.000 €
70% teorico
8.400 €
Voucher effettivo (tetto massimo)
7.500 €
Premialità (se spettante)
+ 300 €
Totale lordo
7.800 €
Ritenuta d’acconto 4%
– 312 €
Accredito netto
7.488 €
Imposta di bollo sulla domanda
– 16 € (F24)
Due precisazioni sulla ritenuta. La prima: non è una tassa persa. È un acconto ai sensi dell’art. 28 comma 2 del D.P.R. 600/1973, scomputabile in dichiarazione dei redditi. La seconda: incide comunque sulla cassa immediata, e chi presenta il piano finanziario al cliente o alla banca deve tenerne conto.
La premialità da 300 euro: un’ambiguità da chiarire
L’articolo 3 comma 4 riconosce 300 euro “alle imprese in possesso della certificazione di genere e alle imprese in possesso del rating di legalità” in corso di validità dal momento della domanda fino all’erogazione.
La formulazione non chiarisce se un’impresa in possesso di entrambi i titoli ottenga 300 euro o 600. I portali informativi la trattano come premialità unica in logica “e/o”. È l’interpretazione più prudente, ed è quella che adotto qui — ma se la tua impresa ha sia il rating di legalità sia la certificazione di parità di genere, vale la telefonata all’ufficio camerale prima di compilare la domanda.
Va comunque ricordato che la premialità è concessa nel limite del 100% delle spese ammissibili e nel rispetto dei massimali de minimis, e che il beneficiario è obbligato a segnalare l’eventuale perdita del rating di legalità prima della concessione del voucher.
Bando Transizione Energetica CCIAA Lecce: cumulabilità con altre agevolazioni
Domanda che arriva in consulenza ogni volta: posso sommarlo ad altro? La risposta breve è sì, entro limiti precisi.
L’articolo 9 stabilisce che gli aiuti del bando sono cumulabili, per gli stessi costi ammissibili, con altri aiuti in regime de minimis fino al massimale pertinente e con aiuti in esenzione o autorizzati dalla Commissione, nel rispetto dei massimali del regolamento di esenzione applicabile. Sono inoltre cumulabili con aiuti senza costi ammissibili. E in generale con altre agevolazioni pubbliche, a condizione che la somma complessiva non superi il valore dell’investimento e che la normativa dell’altro strumento lo consenta.
Quell’ultima condizione è quella che conta davvero: il vincolo si sposta sull’altro strumento.
Strumento
Cumulabile?
Condizioni
Altri aiuti de minimis
✅ Sì
Entro il massimale de minimis pertinente
Aiuti in esenzione (GBER)
✅ Sì
Nel rispetto dei massimali di intensità del regolamento applicabile
Iperammortamento 2026 / Transizione 5.0
⚠️ Condizionato
Verificare i limiti di cumulo previsti dalla disciplina della misura sulle stesse voci di costo; il cumulo su voci distinte e tracciabili resta la via più sicura
Nuova Sabatini
⚠️ Condizionato
Ammesso, ma da verificare sulle stesse voci di spesa
Credito d’imposta ZES Unica
⚠️ Condizionato
Entro il 100% del costo e nel rispetto delle regole di cumulo della misura
Incentivi CER / contributo PNRR CACER
⚠️ Condizionato
Il bando finanzia studi e documentazione, il PNRR l’impianto: attenzione a non coprire due volte la stessa voce
Garanzia Fondo Centrale MCC
✅ Sì
Nessun limite di intensità
Altri contributi camerali sullo stesso intervento
❌ No
Vale il divieto di doppio finanziamento sulla medesima spesa
⚠️ La regola d’oro sulle voci di spesa
Non esiste un divieto generale di cumulo con i crediti d’imposta e le maggiorazioni di ammortamento. Esiste il divieto di far coprire due volte la stessa quota di costo. Chi ha già portato l’impianto fotovoltaico in Transizione 5.0 o in iperammortamento deve ragionare per voci distinte e tracciabili: consulenza da una parte, bene strumentale dall’altra. E deve verificare la disciplina della misura fiscale, non solo quella del bando camerale.
Il massimale de minimis
Gli aiuti sono concessi in regime de minimis ai sensi del Reg. UE 2023/2831, del Reg. UE 1408/2013 come modificato dal Reg. UE 3118/2024 e del Reg. UE 717/2014. I massimali su tre esercizi finanziari per impresa unica:
300.000 euro — de minimis generale (Reg. UE 2023/2831)
50.000 euro — produzione primaria di prodotti agricoli (Reg. UE 3118/2024)
40.000 euro — pesca e acquacoltura (Reg. UE 717/2014, prorogato al 31/12/2029)
Il concetto di “impresa unica” include tutte le società legate da rapporti di controllo secondo la definizione del regolamento. Chi ha un gruppo, anche piccolo, somma. Con un voucher da 7.500 euro il plafond raramente è un problema per il de minimis generale — diventa un tema serio per le aziende agricole, dove il tetto è sei volte più basso e spesso già eroso da altri contributi.
Come si presenta la domanda su ReStart
Procedura interamente telematica, con firma digitale, attraverso la piattaforma ReStart di InfoCamere. Le domande inviate prima o dopo i termini sono automaticamente escluse, e non sono ammesse modalità di trasmissione alternative.
Serve accesso con SPID di livello 2, CNS o CIE, firma digitale del legale rappresentante e PEC attiva iscritta all’INI-PEC, che viene eletta a domicilio digitale per tutte le comunicazioni.
Gli allegati obbligatori
A pena di esclusione, alla pratica telematica va allegato:
Modello base generato dal sistema, firmato digitalmente dal titolare o legale rappresentante
Modulo di domanda come dichiarazione sostitutiva di atto notorio ex art. 47 D.P.R. 445/2000, con l’indicazione puntuale delle fatture e dei documenti contabili e l’attestazione di conformità all’originale
Dichiarazione agli effetti fiscali – tracciamento dei flussi finanziari
Copia delle fatture e degli altri documenti di spesa, debitamente quietanzati
Copia dei pagamenti effettuati esclusivamente con transazioni bancarie verificabili (assegni esclusi)
Per la formazione: dichiarazione di fine corso, attestato nominativo con frequenza di almeno l’80% del monte ore e documentazione dello svolgimento (es. registro presenze)
Relazione finale di intervento firmata digitalmente dal legale rappresentante, con i risultati conseguiti e la documentazione che li comprova
Report “SUSTAINability”, self-assessment reperibile su esg.dintec.it
Eventuale autocertificazione del fornitore di consulenza
Eventuale documentazione di collaudo degli impianti
F24 attestante il versamento dell’imposta di bollo da 16 euro
Il report SUSTAINability è la voce che sorprende di più. Non è citato in nessuna delle schede riepilogative in circolazione, è un questionario di autovalutazione da compilare su una piattaforma esterna, e senza di quello la pratica è incompleta. Va fatto prima, non mentre si carica la domanda alle 18:40 del 30 settembre.
Delega a un intermediario: massimo tre pratiche
L’invio può essere delegato a un intermediario abilitato. Ma il bando pone un limite pensato per evitare concentrazioni: ciascun intermediario diverso dalle associazioni di categoria può inviare al massimo 3 pratiche, pena l’esclusione automatica di quelle in eccedenza.
Se ti affidi a uno studio, chiedi quante pratiche ha già trasmesso su questo bando. La quarta viene scartata, e l’impresa se ne accorge quando ormai lo sportello è chiuso. In caso di delega servono anche il modulo di procura firmato dal legale rappresentante e la copia del suo documento d’identità.
Istruttoria e concessione
La procedura è valutativa a sportello secondo l’ordine cronologico di presentazione. In caso di risorse insufficienti, l’ultima domanda istruita con esito positivo è ammessa fino a concorrenza dei fondi disponibili. Se si liberano risorse per rinunce, decadenze o revoche, la Camera scorre le domande rimaste senza copertura seguendo lo stesso ordine cronologico.
Attenzione al termine per le integrazioni: 10 giorni di calendario dalla ricezione della richiesta. Non 10 giorni lavorativi, e la mancata risposta comporta la decadenza della domanda. In agosto, con l’azienda chiusa e la PEC non presidiata, è un rischio concreto.
Gli errori che fanno perdere il voucher
Sintesi di quello che vedo saltare più spesso su bandi camerali di questo tipo.
Errore
Conseguenza
Come si evita
Consulenza affidata a fornitore non qualificato
Spesa inammissibile
Verificare certificazione EGE o i tre incarichi triennali prima dell’incarico
Autocertificazione del fornitore acquisita dopo la domanda
Documentazione incompleta
Richiederla contestualmente al preventivo
Pagamento con assegno
Spesa non riconosciuta
Bonifico o strumenti bancari tracciabili
Fatture non ancora quietanzate
Domanda incompleta
Saldare tutto prima dell’invio
Report SUSTAINability mancante
Pratica incompleta
Compilarlo su esg.dintec.it con anticipo
Bollo non versato o F24 non allegato
Irregolarità formale
Predisporre l’F24 insieme alla documentazione
Impianto non ancora collaudato
Spesa inammissibile
Programmare il collaudo prima dello sportello
Fattura del certificatore ISO inserita in domanda
Voce esclusa
Separare consulenza (ammessa) e certificazione (esclusa)
Intermediario oltre le 3 pratiche
Esclusione automatica
Chiedere il conteggio prima di delegare
Due domande da società collegate
Ammessa una sola
Scegliere il veicolo con la spesa più alta
Integrazione non evasa in 10 giorni
Decadenza
Presidiare la PEC anche in agosto
Aggiungo l’obbligo che si dimentica dopo l’incasso: la documentazione di spesa va conservata per almeno dieci anni dalla data del provvedimento di erogazione. La Camera si riserva controlli anche a campione e sopralluoghi ispettivi per verificare l’effettiva attuazione degli interventi. Il voucher è revocato, con interessi legali sulle somme già erogate, in caso di venir meno dei requisiti, dichiarazioni mendaci, impossibilità di effettuare i controlli per cause imputabili al beneficiario o esito negativo delle verifiche.
Cosa fare nelle prossime settimane
Restano poche settimane utili e agosto pesa. Ecco l’ordine delle operazioni, a seconda del punto di partenza.
Se hai già speso tra il 2024 e oggi
Sei nella posizione migliore. Il lavoro è di ricostruzione documentale, e si può chiudere in pochi giorni.
Estrai dalla contabilità tutte le fatture 2024-2026 riconducibili a energia, efficienza, rinnovabili, illuminazione, monitoraggio consumi, acqua
Verifica che superino i 3.000 euro netto IVA e che i pagamenti siano tracciati
Controlla la qualifica dei fornitori: EGE per le consulenze, D.M. 37/2008 per gli installatori
Recupera le autocertificazioni dei consulenti e la documentazione di collaudo
Compila il report SUSTAINability
Verifica i requisiti soggettivi: iscrizione entro il 31.12.2022, diritto annuale, DURC, domicilio digitale
Prepara la relazione finale con i risultati conseguiti
Predisponi l’F24 del bollo e invia
Se devi ancora spendere
La finestra è stretta ma non impossibile, purché l’intervento sia di quelli che si chiudono in fretta: relamping, sistema di monitoraggio consumi, audit energetico, studio di fattibilità CER. Su un fotovoltaico che parte adesso, con i tempi di connessione, arrivare al collaudo entro fine settembre è realistico solo in casi molto favorevoli.
Scegli l’intervento in base ai tempi di realizzazione, non solo al risparmio atteso
Contatta subito i fornitori: molti sono chiusi fino a fine agosto
Verifica la qualifica prima di firmare
Metti in preventivo che fattura, pagamento e collaudo devono essere completati prima dell’invio
Non aspettare gli ultimi giorni: lo sportello è cronologico e le risorse possono esaurirsi anche prima del 30 settembre
Un pensiero sull’edizione successiva
La maggiorazione del diritto annuale che finanzia questo bando copre il triennio 2023-2025. Il sistema camerale ha nel frattempo avviato il Voucher Doppia Transizione 2026-2029 con la nuova dotazione nazionale, e diverse Camere pugliesi hanno già pubblicato i propri bandi. Chi non fa in tempo su questa edizione dovrebbe tenere d’occhio le prossime iniziative camerali: la logica dei requisiti — fornitori qualificati, tracciabilità, premialità su rating di legalità e parità di genere — si ripete con poche variazioni. E rating e certificazione di genere si ottengono in mesi, non in giorni: chi li avvia oggi arriva pronto alla prossima finestra.
In sintesi
Il Bando Transizione Energetica ed Ecologica della Camera di Commercio di Lecce mette 350.000 euro sul tavolo con un meccanismo semplice: 70% a fondo perduto, fino a 7.500 euro, su un investimento minimo di 3.000 euro.
Tre cose da portare via da questa guida. La prima: le spese partono dal 1° gennaio 2024, quindi la domanda giusta da farsi è “cosa ho già speso”, non “cosa devo spendere”. La seconda: domanda e rendicontazione coincidono, quindi tutto — fatture, pagamenti, collaudi, relazione, report SUSTAINability — deve essere pronto al momento dell’invio. La terza: il vincolo sui fornitori qualificati è il punto in cui si perdono più contributi, e si verifica prima di firmare l’incarico, non dopo.
Lo sportello chiude il 30 settembre 2026 alle 19:00. Ed è cronologico.
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