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Investimenti Sostenibili 4.0: fino al 75% per le PMI del Sud (fondo perduto + tasso zero)

448 milioni per le PMI del Sud: come funziona il nuovo bando MIMIT, quanto si ottiene tra fondo perduto e tasso zero, e perché conviene preparare il progetto prima dell'apertura dello sportello.

Punti chiave

📌 Investimenti Sostenibili 4.0 copre il 75% delle spese: 35% a fondo perduto, 40% come finanziamento a tasso zero su 7 anni.
⚠️ Per micro e piccole imprese il fondo perduto è sceso dal 50% (bando 2025) al 35%: la quota a debito agevolato cresce.
✅ Ammesse PMI con due bilanci depositati nelle sette Regioni meno sviluppate, su investimenti da 750.000 a 5 milioni con tecnologia 4.0 preponderante.
❌ Niente leasing, beni usati, immobili, mezzi di trasporto: e nessun ordine al fornitore prima della domanda, pena l'inammissibilità.
📌 È un bando a sportello: nel 2025 i fondi sono spariti in un giorno. Il progetto va preparato prima che esca la data di apertura.
Introduzione
Investimenti Sostenibili 4.0: fino al 75% per le PMI del Sud (fondo perduto + tasso zero) Il bando precedente ha esaurito 448 milioni di euro in un solo giorno di apertura. Letteralmente. Il 21 maggio 2025 lo sportello di Investimenti Sostenibili 4.0 ha assorbito tutte le risorse poche ore dopo l’avvio. Ora il Ministero delle […]

Investimenti Sostenibili 4.0: fino al 75% per le PMI del Sud (fondo perduto + tasso zero)

Il bando precedente ha esaurito 448 milioni di euro in un solo giorno di apertura. Letteralmente. Il 21 maggio 2025 lo sportello di Investimenti Sostenibili 4.0 ha assorbito tutte le risorse poche ore dopo l’avvio. Ora il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha pubblicato un nuovo decreto — il DM 18 marzo 2026 — che rimette sul piatto 447,6 milioni di euro per le PMI di Puglia, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Sicilia e Sardegna.

L’agevolazione copre fino al 75% dell’investimento: 35% a fondo perduto e 40% come finanziamento a tasso zero. Spese ammissibili da 750.000 a 5 milioni di euro. C’è però un dettaglio che cambia tutto rispetto al passato, e una tempistica da capire bene per non arrivare impreparati. Qui trovi importi esatti, requisiti, spese ammesse, settori, procedura e cumulabilità — tutto quello che serve per decidere se muoverti e iniziare a preparare il progetto.

Attenzione alla tempistica

Il DM 18 marzo 2026 è il decreto-quadro: definisce regole, importi e requisiti. Ma i termini esatti di apertura dello sportello saranno fissati con un successivo decreto direttoriale, che ad oggi non è ancora stato adottato. Vista la velocità con cui le risorse si sono esaurite nel 2025, chi vuole partecipare deve preparare il progetto adesso, non quando uscirà la data.

Un segnale che l’apertura si avvicina: il 21 luglio 2026 si è tenuto il webinar ufficiale organizzato da Regione Puglia con MIMIT e Invitalia per presentare il bando. Le tempistiche del precedente ciclo indicano una finestra ragionevole di apertura sportello entro l’autunno 2026.

Cos’è Investimenti Sostenibili 4.0 e perché conviene muoversi adesso

Investimenti Sostenibili 4.0 è la misura del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che finanzia programmi di investimento innovativi, sostenibili e ad alto contenuto tecnologico delle PMI del Mezzogiorno. È la prosecuzione di uno strumento storico: nasceva come “Macchinari Innovativi”, poi è stato riformulato in continuità con i decreti del 2022, 2023 e 2024. Stesso impianto agevolativo, regole aggiornate alle priorità della doppia transizione — digitale e green.

Lo strumento attua l’azione 1.3.2 del Programma Nazionale “Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027” (il cosiddetto PN RIC). Tradotto: soldi europei e nazionali destinati a far crescere le piccole e medie imprese del Sud attraverso le tecnologie del piano Transizione 4.0. Della dotazione complessiva, circa 216 milioni provengono dal PN RIC 2021-2027 e circa 224 milioni da restituzioni di finanziamenti agevolati concessi tra il 2007 e il 2020: risorse già disponibili, non teoriche.

Un elemento di contesto non secondario: il regime europeo di aiuti di Stato (Regolamento GBER) è stato prorogato dalla Commissione europea fino al 31 dicembre 2026. Questo significa che il bando 2026 si colloca tra le ultime occasioni del ciclo di programmazione in corso. Una considerazione che vale la pena mettere sul tavolo quando si valuta se aspettare o muoversi.

La gestione operativa è affidata a Invitalia, che fa da soggetto gestore per conto del MIMIT: raccoglie le domande, istruisce le pratiche, eroga le agevolazioni. La domanda si presenta solo per via telematica, sulla piattaforma dell’Agenzia.

Perché muoversi subito? Per un motivo molto concreto. La procedura è “a sportello”: le domande vengono istruite in ordine cronologico di arrivo, fino a esaurimento fondi. E l’esperienza del 2025 parla chiaro — quando un bando da centinaia di milioni si chiude in un giorno, vuol dire che chi aveva il progetto pronto e la firma digitale funzionante ha vinto, e chi è arrivato dopo è rimasto fuori. Lo stesso meccanismo che ha premiato gli imprenditori organizzati con lo sportello STEP per i progetti di ricerca e sviluppo nel Sud Italia.

A chi si rivolge: le imprese ammissibili

La misura è riservata alle micro, piccole e medie imprese con unità produttiva nelle Regioni meno sviluppate: Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. Una quota del 25% delle risorse è riservata specificamente alle micro e piccole imprese — un’attenzione precisa verso il tessuto produttivo più piccolo, che spesso fatica a competere sui bandi nazionali.

I parametri dimensionali, secondo la raccomandazione UE 2003/361/CE, sono questi:

DimensioneDipendenti (ULA)FatturatoTotale bilancio
Microimpresa< 10≤ 2 mln €≤ 2 mln €
Piccola impresa< 50≤ 10 mln €≤ 10 mln €
Media impresa< 250≤ 50 mln €≤ 43 mln €

Nel calcolo della dimensione bisogna considerare i rapporti di collegamento e associazione tra imprese. Se la tua società fa parte di un gruppo, il conteggio non si ferma ai tuoi numeri. È un punto su cui ho visto inciampare diverse aziende: si dichiarano “piccole” guardando solo il proprio bilancio, e poi in istruttoria salta fuori la partecipazione che le rende “medie”.

Quanto si ottiene: 35% fondo perduto + 40% finanziamento a tasso zero

Qui sta la novità più importante del nuovo decreto, e va spiegata con attenzione perché chi conosceva il bando precedente potrebbe sbagliarsi.

L’agevolazione copre il 75% delle spese ammissibili, suddiviso così, per tutte le PMI senza distinzione di dimensione:

  • 35% in conto impianti, ovvero contributo a fondo perduto. Non si restituisce.
  • 40% come finanziamento agevolato, senza interessi, da restituire in un massimo di 7 anni con rate semestrali costanti posticipate (scadenze 31 maggio e 30 novembre di ogni anno).

Cosa cambia rispetto al bando 2025

Nel bando precedente la ripartizione del 75% era differenziata: micro e piccole imprese avevano il 50% a fondo perduto e solo il 25% di finanziamento; le medie il 40% e 35%. Il nuovo decreto uniforma tutto al 35% fondo perduto + 40% finanziamento.

Per le medie imprese cambia poco. Per le micro e piccole, invece, c’è un travaso: meno fondo perduto (dal 50% al 35%), ma più finanziamento a tasso zero (dal 25% al 40%). In valore assoluto l’aiuto resta al 75%, ma la quota “regalata” si riduce e quella “da restituire senza interessi” cresce. Se avevi in mente i numeri vecchi, riallinea le aspettative.

Facciamo un esempio concreto su un investimento da 1.000.000 di euro di spese ammissibili:

VocePercentualeImporto
Contributo a fondo perduto (conto impianti)35%350.000 €
Finanziamento agevolato a tasso zero40%400.000 €
Totale agevolazione75%750.000 €
Quota a carico dell’impresa25%250.000 €

Il finanziamento agevolato non è assistito da garanzie particolari. L’impresa deve poi garantire la copertura di almeno il 25% delle spese ammissibili con risorse proprie o con un finanziamento esterno privo di qualsiasi sostegno pubblico. Su quest’ultimo punto, valutare per tempo le forme di finanza ordinaria per le PMI del Salento è spesso la mossa che rende il piano finanziario credibile in istruttoria.

Requisiti delle PMI per accedere alle agevolazioni

Alla data di presentazione della domanda l’impresa deve essere in possesso di tutti questi requisiti. Niente è negoziabile: l’assenza anche di uno solo comporta l’inammissibilità o, peggio, la revoca successiva.

  • Essere regolarmente costituita, iscritta e “attiva” nel Registro delle imprese.
  • Essere nel pieno e libero esercizio dei propri diritti: non in liquidazione volontaria, non sottoposta a procedure concorsuali con finalità liquidatorie.
  • Trovarsi in regime di contabilità ordinaria e disporre di almeno due bilanci approvati e depositati (oppure, per imprese individuali e società di persone, due dichiarazioni dei redditi presentate).
  • Essere in regola con normativa edilizia, urbanistica, del lavoro, prevenzione infortuni e tutela ambientale.
  • Aver restituito eventuali somme dovute per revoche di precedenti agevolazioni del Ministero.
  • Non aver effettuato, nei due anni precedenti la domanda, una delocalizzazione verso l’unità produttiva oggetto dell’investimento (con impegno a non farlo per i due anni successivi al completamento).
  • Essere in regola con i contributi previdenziali e assistenziali (DURC regolare).
  • Assenza di cause ostative antimafia.
  • Aver adempiuto all’obbligo di stipula dei contratti assicurativi contro le calamità naturali, previsto dalla legge 213/2023.

Il requisito dei due bilanci esclude di fatto le imprese appena costituite. Per chi è in fase di avvio, gli strumenti giusti sono altri — penso a ON Nuove Imprese a Tasso Zero o ai bandi regionali per startup. Investimenti Sostenibili 4.0 è pensato per imprese già operative che vogliono fare un salto.

La verifica preliminare di sostenibilità finanziaria

Prima ancora di entrare nel merito del progetto, Invitalia verifica che l’impresa sia in grado di restituire il finanziamento agevolato. Lo fa con una relazione precisa, basata sull’ultimo bilancio approvato:

Cflow ≥ Cfa / n

Dove Cflow è la somma di risultato di esercizio e ammortamenti/svalutazioni, Cfa è l’importo del finanziamento agevolato e n è il numero di anni di ammortamento indicato in domanda.

In pratica: il flusso di cassa annuo dell’impresa deve coprire la rata media del finanziamento. Se questa relazione non è rispettata, la domanda non passa neppure all’istruttoria. Vale la pena fare il calcolo a tavolino prima di presentare, soprattutto per le imprese con margini stretti. Chi tiene sotto controllo gli indici di equilibrio finanziario parte avvantaggiato.

Quali investimenti sono ammessi: tecnologie 4.0, sostenibilità ed efficienza energetica

Il cuore del programma deve essere tecnologico. Gli investimenti devono essere innovativi, sostenibili e coerenti con il piano Transizione 4.0, attraverso l’utilizzo delle tecnologie abilitanti elencate nell’Allegato 1 del decreto. E qui c’è una condizione vincolante: la spesa per queste tecnologie deve essere preponderante rispetto al totale dei costi ammissibili. Non basta inserire un macchinario “smart” in un progetto fatto soprattutto di muratura.

Le tecnologie abilitanti riconosciute sono undici:

Tecnologia Transizione 4.0In sintesi
Advanced manufacturing solutionsRobot collaborativi e macchine ad alta autonomia
Additive manufacturingStampa 3D e produzione additiva
Realtà aumentataDati digitali sovrapposti alla realtà operativa
SimulationDigital twin e modellazione predittiva
Integrazione orizzontale e verticaleSistemi M2M, EDI, integrazione di filiera
Internet of Things e Industrial InternetSensoristica e oggetti connessi
CloudInfrastruttura IT scalabile e condivisa
CybersecurityProtezione di dati, dispositivi e reti
Big Data e AnalyticsAnalisi predittiva di grandi volumi di dati
Intelligenza artificialeSistemi che svolgono compiti tipici della mente umana
BlockchainRegistri distribuiti su base crittografica

Su questa base tecnologica, il programma può poi orientarsi verso tre linee di azione. Le prime due danno punteggio aggiuntivo in graduatoria.

Linea 1 – Produzione sostenibile ed economia circolare

Programmi che contribuiscono agli obiettivi climatici europei (mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici) o che applicano soluzioni per la transizione verso l’economia circolare: utilizzo efficiente delle risorse, trattamento e riuso dei rifiuti, simbiosi industriale, riciclo dell’acqua, packaging intelligente. Chi lavora con i fondi della doppia transizione conosce bene il vincolo del principio DNSH (Do No Significant Harm): anche qui i programmi che arrecano un danno significativo all’ambiente sono esclusi.

Linea 2 – Efficienza energetica

Programmi che, attraverso le misure dell’Allegato 3, ottengono un risparmio energetico non inferiore al 5% rispetto ai consumi dell’anno precedente, all’interno dell’unità produttiva interessata. Le misure ammesse vanno dall’installazione di impianti ad alta efficienza al recupero di energia dai cicli produttivi, fino al miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici.

Qui c’è una regola tecnica da non sbagliare. Due misure — il monitoraggio dei consumi (misura 1) e l’installazione di impianti da fonte rinnovabile per l’autoconsumo come il fotovoltaico (misura 4) — non sono ammissibili da sole: devono sempre accompagnarsi ad almeno una delle altre misure di efficientamento (numeri 2, 3 o 5). Quindi il fotovoltaico, da solo, non basta a costruire un programma di efficienza energetica. E i programmi energetici valgono solo su unità produttive esistenti, non su nuove unità. Chi sta valutando anche altri canali per l’energia può confrontare con il Conto Termico 3.0.

Linea 3 – Sviluppo e trasformazione digitale della PMI

I programmi che non rientrano nelle prime due linee ricadono in quella generale: investimenti produttivi che favoriscono la trasformazione tecnologica e digitale dell’impresa. Sono ammissibili, ma non beneficiano del punteggio premiale legato alla sostenibilità ambientale.

In tutti i casi, il programma deve essere diretto a uno di questi obiettivi: ampliamento della capacità produttiva, diversificazione della produzione verso prodotti mai fabbricati prima, cambiamento fondamentale del processo produttivo, oppure realizzazione di una nuova unità produttiva. La durata massima è di 18 mesi dalla notifica del provvedimento di concessione, prorogabili al massimo di altri 6.

Spese ammissibili e spese escluse

Sono ammissibili le spese per nuove immobilizzazioni materiali e immateriali strettamente funzionali al programma. Nel dettaglio:

Spese AMMESSELimiti
Macchinari, impianti e attrezzature (nuovi di fabbrica)Nessun limite specifico
Opere murarieMax 40% dei costi ammissibili
Programmi informatici e licenze correlati ai beni materiali
Acquisizione di certificazioni ambientali
Consulenza specialistica sulle tecnologie abilitantiMax 5% delle spese per beni materiali e software
Consulenza per la diagnosi energetica (solo Linea 2)Max 3% delle spese ammissibili

I beni devono essere nuovi, acquistati da fornitori terzi indipendenti (anche una partecipazione dell’1% tra acquirente e fornitore fa decadere l’indipendenza), capitalizzati e mantenuti per almeno tre anni. Le opere murarie richiedono un computo metrico estimativo redatto e firmato da un tecnico abilitato.

Attenzione invece a cosa resta fuori. Queste spese non sono ammesse:

Spese ESCLUSE
Leasing (locazione finanziaria)
Macchinari, impianti e attrezzature usati
Acquisto o locazione di terreni e fabbricati
Spese di funzionamento e scorte (materie prime, semilavorati, prodotti finiti)
Consulenze e prestazioni professionali generiche, spese notarili
Formazione del personale
Imposte e tasse (salvo IVA non recuperabile)
Mezzi di trasporto di merci e persone
Titoli di spesa di importo inferiore a 500 € (netto IVA)

Errore da evitare: i programmi devono essere avviati dopo la presentazione della domanda. Un preventivo firmato per accettazione, una conferma d’ordine, qualsiasi impegno che renda irreversibile l’investimento prima della domanda equivale ad “avvio” del programma e rende la domanda inammissibile. Preventivi sì, ordini no — fino a domanda presentata.

Settori e codici ATECO ammessi

Il programma deve essere finalizzato a una di queste due macro-categorie di attività economica, secondo la classificazione ATECO 2025:

Attività manifatturiere — tutta la sezione C della classificazione ATECO 2025, con le esclusioni previste dalla disciplina sugli aiuti a finalità regionale (settore siderurgico, carbone, costruzione navale, fibre sintetiche, trasporti, produzione e distribuzione di energia).

Servizi alle imprese — un elenco specifico di codici:

Codice ATECO 2025Attività
37.00.0Gestione reti fognarie (solo trattamento acque reflue industriali per riuso)
38.1Raccolta dei rifiuti (solo origine industriale e commerciale)
38.21Recupero dei materiali (solo origine industriale e commerciale)
52Magazzinaggio e attività di supporto ai trasporti
56.22Catering su base contrattuale e altri servizi di ristorazione
58.2Edizioni di software
61Telecomunicazioni
62Programmazione, consulenza informatica e attività connesse
63.1Infrastrutture informatiche, elaborazione dati, hosting
70Sedi centrali e consulenza gestionale
71Architettura, ingegneria, collaudi e analisi tecniche
72Ricerca scientifica e sviluppo
73Pubblicità, ricerche di mercato e pubbliche relazioni
82.20 / 82.92Call center / Attività di imballaggio
95.1Riparazione e manutenzione di computer e apparecchiature di comunicazione
96.10.1Lavaggio prodotti tessili per lavanderie industriali

Un dettaglio utile: è possibile presentare un programma finalizzato a un codice ATECO non ancora attivo al Registro delle imprese, purché l’impresa dimostri l’attivazione di quel codice entro 60 giorni dalla richiesta di erogazione a saldo. Le esclusioni riguardano solo l’attività a cui è finalizzato il programma, non le altre attività eventualmente già svolte dall’impresa.

Come e quando si fa domanda: la procedura a sportello

La procedura è valutativa, con procedimento a sportello. Ogni impresa può presentare una sola domanda (salvo ripresentazione in caso di rigetto). Le domande si inviano esclusivamente per via telematica sulla piattaforma di Invitalia, e servono identità digitale (SPID, CNS o CIE) del rappresentante legale e firma digitale.

Utile guardare al precedente ciclo per capire i tempi reali di preparazione. Nel 2025 tra il decreto direttoriale (31 marzo) e l’apertura effettiva dello sportello per l’invio delle domande (20 maggio, ore 10:00) sono passate circa sette settimane. In quel lasso di tempo Invitalia ha attivato la fase di pre-compilazione a fine aprile, così le imprese hanno potuto caricare dati e allegati in anticipo. Con lo stesso schema, chi vuole essere pronto per un’apertura autunnale dovrebbe avere il progetto già impostato nelle prossime settimane, non al momento della pubblicazione del DD.

Il flusso, sulla base dell’impianto consolidato della misura, è questo:

  1. Preparazione del progetto — relazione tecnica, piano economico-finanziario, preventivi dettagliati dei fornitori, ultimi due bilanci, DURC, dichiarazioni antimafia, eventuale perizia giurata per i programmi di sostenibilità ed efficienza energetica.
  2. Compilazione e invio telematico — all’apertura dello sportello (data fissata dal decreto direttoriale), con firma digitale. Conta l’ordine cronologico di arrivo.
  3. Verifica preliminare — Invitalia controlla la sostenibilità finanziaria (Cflow ≥ Cfa/n).
  4. Istruttoria — entro 60 giorni dalla presentazione, con eventuale richiesta di integrazioni (una sola volta).
  5. Concessione e contratto di finanziamento — provvedimento di concessione da sottoscrivere, poi stipula del contratto di finanziamento entro 60 giorni.

La perizia giurata è obbligatoria per ottenere il punteggio dei programmi di sostenibilità: una relazione tecnica firmata da professionista abilitato che attesti il risparmio energetico (almeno 5%) o il contributo agli obiettivi climatici. Senza perizia giurata, niente punteggio sulla sostenibilità ambientale. E senza punteggio, in un bando a sportello competitivo, si rischia di restare indietro nella graduatoria a parità di tempistica.

L’erogazione avviene in non più di tre stati di avanzamento lavori (SAL), ciascuno pari ad almeno il 25% dell’investimento, tranne l’ultimo. La richiesta di saldo va presentata entro 90 giorni dall’ultimazione. Per orientarsi tra i diversi canali di finanziamento europeo e nazionale disponibili nel territorio, può servire la nostra guida ai fondi per le imprese del Salento.

Investimenti Sostenibili 4.0: cumulabilità con altre agevolazioni

È una delle domande che ricevo più spesso: posso sommare Investimenti Sostenibili 4.0 ad altri incentivi? La risposta richiede una distinzione precisa, perché qui si commettono molti errori.

La regola di base (articolo 8 del decreto): le agevolazioni non sono cumulabili, sulle medesime spese, con altri aiuti di Stato — siano essi notificati, rientranti nel Regolamento GBER o concessi in regime de minimis su costi specifici. Fanno eccezione i benefici ottenuti esclusivamente nella forma di benefici fiscali e di garanzie, e comunque entro i limiti di intensità massima previsti dalla disciplina europea.

StrumentoCumulabile sulle stesse spese?Nota
Crediti d’imposta generalizzati (non aiuti di Stato, es. beni strumentali 4.0)Entro il limite del 100% del costo del bene
Garanzie pubbliche (Fondo di Garanzia MCC, SACE)Le garanzie non sono aiuti di Stato in senso stretto
Nuova SabatiniNoÈ un aiuto di Stato: non cumulabile sulle stesse spese
Credito d’imposta investimenti Mezzogiorno / ZESNoÈ un aiuto di Stato: non cumulabile sulle stesse spese
Altri bandi GBER o de minimis sulle stesse speseNoPossibile invece su voci di spesa distinte

Il principio chiave è la distinzione tra stesse spese e spese distinte. Sullo stesso macchinario non puoi sommare Investimenti Sostenibili 4.0 e un altro aiuto di Stato. Ma puoi finanziare con questo bando il macchinario e con un altro strumento una voce di spesa diversa, senza sovrapposizione. È un lavoro di pianificazione finanziaria che va fatto a monte, non in corsa.

Da verificare: le FAQ ufficiali del nuovo bando 2026 non sono ancora state pubblicate. Le indicazioni sulla cumulabilità qui riportate si basano sull’articolo 8 del decreto (formulazione identica al bando precedente) e sulle FAQ ufficiali della versione 2023. Inoltre, la vigenza e l’intensità dei singoli crediti d’imposta — a partire dal credito beni strumentali 4.0, in fase di progressiva riduzione — vanno verificate alla data di presentazione della domanda. Per il quadro sui regimi di aiuto, vedi la nostra guida agli incentivi fiscali in regime de minimis.

Come si vincono i punteggi: i criteri di valutazione

In un bando a sportello, l’ordine di arrivo conta. Ma in caso di esaurimento risorse nell’ultimo giorno utile, le domande vengono ammesse all’istruttoria in base a una graduatoria costruita sul punteggio. Il punteggio, quindi, può fare la differenza tra dentro e fuori. Si costruisce su tre criteri (Allegato 5):

  • Caratteristiche del soggetto proponente — solidità finanziaria misurata su quattro indicatori degli ultimi due esercizi: copertura finanziaria delle immobilizzazioni, copertura degli oneri finanziari, indipendenza finanziaria, incidenza della gestione caratteristica sul fatturato.
  • Qualità della proposta — quota di investimento riconducibile alle tecnologie 4.0 sul totale, e sostenibilità economica dell’investimento (rapporto tra margine operativo lordo medio e ammontare degli investimenti).
  • Sostenibilità ambientale del programma — economia circolare, risparmio energetico ≥ 5%, contributo agli obiettivi climatici (comprovato da perizia giurata), adesione a sistemi di gestione ambientale (EMAS, ISO 14001, ISO 50001).

A questi si aggiungono due premialità di punteggio: il possesso del rating di legalità e la certificazione della parità di genere. Quest’ultima, nella versione precedente del bando, valeva 3 punti aggiuntivi. Sono leve concrete su cui un’impresa può lavorare già da ora, indipendentemente dalla data di apertura dello sportello.

Conclusione: prepararsi prima della corsa

Investimenti Sostenibili 4.0 è uno degli strumenti più consistenti a disposizione delle PMI del Sud: 448 milioni, fino al 75% di copertura tra fondo perduto e tasso zero, una platea regionale ben definita. Ma è anche uno strumento competitivo, dove la velocità di accesso e la qualità del progetto contano quanto i requisiti.

Tre cose da fare adesso, senza aspettare la data dello sportello. Verificare i requisiti, a partire dai due bilanci depositati e dalla relazione Cflow ≥ Cfa/n. Impostare un progetto con spesa tecnologica preponderante e un’eventuale componente di sostenibilità documentabile con perizia giurata. Lavorare sulle premialità — rating di legalità e certificazione della parità di genere — che si ottengono in anticipo. Chi nel 2025 era pronto è entrato. Gli altri hanno guardato lo sportello chiudersi in poche ore.

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Investimenti Sostenibili 4.0: fino al 75% per le PMI del Sud (fondo perduto + tasso zero)

Il bando precedente ha esaurito 448 milioni di euro in un solo giorno di apertura. Letteralmente. Il 21 maggio 2025 lo sportello di Investimenti Sostenibili 4.0 ha assorbito tutte le risorse poche ore dopo l’avvio. Ora il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha pubblicato un nuovo decreto — il DM 18 marzo 2026 — che rimette sul piatto 447,6 milioni di euro per le PMI di Puglia, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Sicilia e Sardegna.

L’agevolazione copre fino al 75% dell’investimento: 35% a fondo perduto e 40% come finanziamento a tasso zero. Spese ammissibili da 750.000 a 5 milioni di euro. C’è però un dettaglio che cambia tutto rispetto al passato, e una tempistica da capire bene per non arrivare impreparati. Qui trovi importi esatti, requisiti, spese ammesse, settori, procedura e cumulabilità — tutto quello che serve per decidere se muoverti e iniziare a preparare il progetto.

Attenzione alla tempistica

Il DM 18 marzo 2026 è il decreto-quadro: definisce regole, importi e requisiti. Ma i termini esatti di apertura dello sportello saranno fissati con un successivo decreto direttoriale, che ad oggi non è ancora stato adottato. Vista la velocità con cui le risorse si sono esaurite nel 2025, chi vuole partecipare deve preparare il progetto adesso, non quando uscirà la data.

Un segnale che l’apertura si avvicina: il 21 luglio 2026 si è tenuto il webinar ufficiale organizzato da Regione Puglia con MIMIT e Invitalia per presentare il bando. Finestra ragionevole di apertura sportello: autunno 2026.

Cos’è Investimenti Sostenibili 4.0 e perché conviene muoversi adesso

Investimenti Sostenibili 4.0 è la misura del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che finanzia programmi di investimento innovativi, sostenibili e ad alto contenuto tecnologico delle PMI del Mezzogiorno. È la prosecuzione di uno strumento storico: nasceva come “Macchinari Innovativi”, poi è stato riformulato in continuità con i decreti del 2022, 2023 e 2024. Stesso impianto agevolativo, regole aggiornate alle priorità della doppia transizione — digitale e green.

Lo strumento attua l’azione 1.3.2 del Programma Nazionale “Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027” (il cosiddetto PN RIC). Tradotto: soldi europei e nazionali destinati a far crescere le piccole e medie imprese del Sud attraverso le tecnologie del piano Transizione 4.0. Della dotazione, circa 216 milioni provengono dal PN RIC 2021-2027 e circa 224 milioni da restituzioni di finanziamenti agevolati concessi tra il 2007 e il 2020.

Un elemento di contesto: il regime europeo di aiuti di Stato (Regolamento GBER) è stato prorogato dalla Commissione europea fino al 31 dicembre 2026. Il bando 2026 è quindi tra le ultime occasioni del ciclo di programmazione in corso.

La gestione operativa è affidata a Invitalia, che fa da soggetto gestore per conto del MIMIT: raccoglie le domande, istruisce le pratiche, eroga le agevolazioni. La domanda si presenta solo per via telematica, sulla piattaforma dell’Agenzia.

Perché muoversi subito? Per un motivo molto concreto. La procedura è “a sportello”: le domande vengono istruite in ordine cronologico di arrivo, fino a esaurimento fondi. E l’esperienza del 2025 parla chiaro — quando un bando da centinaia di milioni si chiude in un giorno, vuol dire che chi aveva il progetto pronto e la firma digitale funzionante ha vinto, e chi è arrivato dopo è rimasto fuori. Lo stesso meccanismo che ha premiato gli imprenditori organizzati con lo sportello STEP per i progetti di ricerca e sviluppo nel Sud Italia.

A chi si rivolge: le imprese ammissibili

La misura è riservata alle micro, piccole e medie imprese con unità produttiva nelle Regioni meno sviluppate: Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. Una quota del 25% delle risorse è riservata specificamente alle micro e piccole imprese — un’attenzione precisa verso il tessuto produttivo più piccolo, che spesso fatica a competere sui bandi nazionali.

I parametri dimensionali, secondo la raccomandazione UE 2003/361/CE:

Microimpresa
Dipendenti (ULA):< 10
Fatturato:≤ 2 mln €
Totale bilancio:≤ 2 mln €
Piccola impresa
Dipendenti (ULA):< 50
Fatturato:≤ 10 mln €
Totale bilancio:≤ 10 mln €
Media impresa
Dipendenti (ULA):< 250
Fatturato:≤ 50 mln €
Totale bilancio:≤ 43 mln €

Nel calcolo della dimensione bisogna considerare i rapporti di collegamento e associazione tra imprese. Se la tua società fa parte di un gruppo, il conteggio non si ferma ai tuoi numeri. È un punto su cui ho visto inciampare diverse aziende: si dichiarano “piccole” guardando solo il proprio bilancio, e poi in istruttoria salta fuori la partecipazione che le rende “medie”.

Quanto si ottiene: 35% fondo perduto + 40% finanziamento a tasso zero

Qui sta la novità più importante del nuovo decreto, e va spiegata con attenzione perché chi conosceva il bando precedente potrebbe sbagliarsi.

L’agevolazione copre il 75% delle spese ammissibili, suddiviso così, per tutte le PMI senza distinzione di dimensione:

  • 35% in conto impianti, ovvero contributo a fondo perduto. Non si restituisce.
  • 40% come finanziamento agevolato, senza interessi, da restituire in massimo 7 anni con rate semestrali costanti posticipate (scadenze 31 maggio e 30 novembre).

Cosa cambia rispetto al bando 2025

Nel bando precedente la ripartizione del 75% era differenziata: micro e piccole avevano il 50% a fondo perduto e solo il 25% di finanziamento; le medie il 40% e 35%. Il nuovo decreto uniforma tutto al 35% fondo perduto + 40% finanziamento.

Per le medie cambia poco. Per le micro e piccole c’è un travaso: meno fondo perduto (dal 50% al 35%), ma più tasso zero (dal 25% al 40%). L’aiuto resta al 75%, ma la quota “regalata” si riduce e quella “da restituire senza interessi” cresce. Se avevi in mente i numeri vecchi, riallinea le aspettative.

Esempio concreto su un investimento da 1.000.000 € di spese ammissibili:

Fondo perduto (conto impianti) — 35%:350.000 €
Finanziamento a tasso zero — 40%:400.000 €
Totale agevolazione — 75%:750.000 €
Quota a carico dell’impresa — 25%:250.000 €

Il finanziamento agevolato non è assistito da garanzie particolari. L’impresa deve poi garantire la copertura di almeno il 25% delle spese ammissibili con risorse proprie o finanziamento esterno privo di sostegno pubblico. Su questo punto, valutare per tempo le forme di finanza ordinaria per le PMI del Salento è spesso la mossa che rende il piano finanziario credibile in istruttoria.

Requisiti delle PMI per accedere

Alla data di presentazione della domanda l’impresa deve possedere tutti questi requisiti. L’assenza anche di uno solo comporta l’inammissibilità o la revoca successiva.

  • Regolarmente costituita, iscritta e “attiva” nel Registro delle imprese.
  • Nel pieno e libero esercizio dei diritti: non in liquidazione volontaria, non in procedure concorsuali liquidatorie.
  • Contabilità ordinaria e almeno due bilanci approvati e depositati (o due dichiarazioni dei redditi per imprese individuali e società di persone).
  • In regola con normativa edilizia, urbanistica, del lavoro, infortuni e ambiente.
  • Aver restituito eventuali somme dovute per revoche precedenti del Ministero.
  • Nessuna delocalizzazione nei due anni precedenti verso l’unità produttiva dell’investimento (impegno anche per i due anni successivi).
  • DURC regolare; assenza di cause ostative antimafia.
  • Aver adempiuto all’obbligo assicurativo contro le calamità naturali (legge 213/2023).

Il requisito dei due bilanci esclude di fatto le imprese appena costituite. Per chi è in fase di avvio gli strumenti giusti sono altri — penso a ON Nuove Imprese a Tasso Zero o ai bandi regionali per startup. Investimenti Sostenibili 4.0 è pensato per imprese già operative che vogliono fare un salto.

La verifica preliminare di sostenibilità finanziaria

Prima di entrare nel merito del progetto, Invitalia verifica che l’impresa possa restituire il finanziamento agevolato, sulla base dell’ultimo bilancio approvato:

Cflow ≥ Cfa / n

Cflow = risultato di esercizio + ammortamenti/svalutazioni; Cfa = importo del finanziamento agevolato; n = anni di ammortamento indicati in domanda.

In pratica: il flusso di cassa annuo deve coprire la rata media. Se la relazione non è rispettata, la domanda non passa neppure all’istruttoria. Conviene fare il calcolo prima di presentare, soprattutto per le imprese con margini stretti. Chi tiene sotto controllo gli indici di equilibrio finanziario parte avvantaggiato.

Quali investimenti sono ammessi

Il cuore del programma deve essere tecnologico: investimenti innovativi, sostenibili e coerenti con il piano Transizione 4.0, tramite le tecnologie abilitanti dell’Allegato 1. Condizione vincolante: la spesa per queste tecnologie deve essere preponderante sul totale dei costi ammissibili. Non basta inserire un macchinario “smart” in un progetto fatto soprattutto di muratura.

Le tecnologie abilitanti riconosciute sono undici:

  • Advanced manufacturing (robot collaborativi)
  • Additive manufacturing (stampa 3D)
  • Realtà aumentata
  • Simulation (digital twin)
  • Integrazione orizzontale e verticale (M2M, EDI)
  • Internet of Things e Industrial Internet
  • Cloud
  • Cybersecurity
  • Big Data e Analytics
  • Intelligenza artificiale
  • Blockchain

Su questa base, il programma può orientarsi verso tre linee di azione. Le prime due danno punteggio aggiuntivo.

Linea 1 – Produzione sostenibile ed economia circolare

Programmi che contribuiscono agli obiettivi climatici europei o applicano soluzioni di economia circolare: utilizzo efficiente delle risorse, riuso dei rifiuti, simbiosi industriale, riciclo dell’acqua, packaging intelligente. Anche qui vale il principio DNSH (Do No Significant Harm): i programmi che arrecano danno significativo all’ambiente sono esclusi.

Linea 2 – Efficienza energetica

Programmi che, tramite le misure dell’Allegato 3, ottengono un risparmio energetico non inferiore al 5% rispetto ai consumi dell’anno precedente, nell’unità produttiva interessata.

Regola tecnica da non sbagliare: il monitoraggio dei consumi (misura 1) e il fotovoltaico per autoconsumo (misura 4) non sono ammissibili da soli, devono accompagnarsi ad almeno una delle misure 2, 3 o 5. Quindi il fotovoltaico, da solo, non basta. E i programmi energetici valgono solo su unità produttive esistenti. Chi valuta anche altri canali può confrontare con il Conto Termico 3.0.

Linea 3 – Sviluppo e trasformazione digitale

I programmi che non rientrano nelle prime due linee ricadono in quella generale: investimenti produttivi per la trasformazione tecnologica e digitale. Ammissibili, ma senza il punteggio premiale sulla sostenibilità.

In ogni caso il programma deve puntare a: ampliamento della capacità, diversificazione verso prodotti nuovi, cambiamento fondamentale del processo, o nuova unità produttiva. Durata massima 18 mesi dalla notifica della concessione, prorogabili di 6.

Spese ammissibili ed escluse

Sono ammissibili le spese per nuove immobilizzazioni materiali e immateriali funzionali al programma:

Spese AMMESSE
  • Macchinari, impianti e attrezzature nuovi
  • Opere murarie (max 40% dei costi)
  • Software e licenze correlati ai beni materiali
  • Certificazioni ambientali
  • Consulenza tecnologie abilitanti (max 5%)
  • Consulenza diagnosi energetica (max 3%, solo Linea 2)

I beni devono essere nuovi, da fornitori terzi indipendenti (anche l’1% di partecipazione fa decadere l’indipendenza), capitalizzati e mantenuti per almeno tre anni. Le opere murarie richiedono un computo metrico estimativo firmato da tecnico abilitato.

Spese ESCLUSE
  • Leasing
  • Macchinari e attrezzature usati
  • Acquisto/locazione di terreni e fabbricati
  • Funzionamento e scorte
  • Consulenze professionali generiche, spese notarili
  • Formazione del personale
  • Imposte e tasse (salvo IVA non recuperabile)
  • Mezzi di trasporto di merci e persone
  • Titoli di spesa sotto 500 € (netto IVA)

Errore da evitare: i programmi devono essere avviati dopo la domanda. Un preventivo firmato per accettazione, una conferma d’ordine, qualsiasi impegno irreversibile prima della domanda equivale ad “avvio” e rende la domanda inammissibile. Preventivi sì, ordini no — fino a domanda presentata.

Settori e codici ATECO ammessi

Il programma deve riguardare una di queste due macro-categorie, secondo ATECO 2025:

Attività manifatturiere — tutta la sezione C ATECO 2025, con le esclusioni della disciplina sugli aiuti regionali (siderurgia, carbone, navale, fibre sintetiche, trasporti, energia).

Servizi alle imprese — elenco specifico di codici:

  • 37.00.0 – reti fognarie (acque reflue industriali per riuso)
  • 38.1 – raccolta dei rifiuti (origine industriale e commerciale)
  • 38.21 – recupero dei materiali (origine industriale e commerciale)
  • 52 – magazzinaggio e supporto ai trasporti
  • 56.22 – catering su base contrattuale
  • 58.2 – edizioni di software
  • 61 – telecomunicazioni
  • 62 – programmazione e consulenza informatica
  • 63.1 – infrastrutture informatiche, hosting
  • 70 – sedi centrali e consulenza gestionale
  • 71 – architettura, ingegneria, collaudi
  • 72 – ricerca scientifica e sviluppo
  • 73 – pubblicità e ricerche di mercato
  • 82.20 / 82.92 – call center / imballaggio
  • 95.1 – riparazione computer e apparecchi di comunicazione
  • 96.10.1 – lavaggio tessili per lavanderie industriali

Si può presentare un programma finalizzato a un codice ATECO non ancora attivo, purché lo si attivi entro 60 giorni dalla richiesta di saldo. Le esclusioni riguardano solo l’attività a cui è finalizzato il programma, non le altre già svolte.

Come e quando si fa domanda

Procedura valutativa a sportello. Ogni impresa presenta una sola domanda (salvo ripresentazione in caso di rigetto), solo per via telematica su piattaforma Invitalia, con identità digitale (SPID, CNS, CIE) del rappresentante legale e firma digitale.

Un riferimento utile sui tempi reali di preparazione. Nel 2025, tra il decreto direttoriale (31 marzo) e l’apertura dello sportello per l’invio (20 maggio) sono passate circa sette settimane, con pre-compilazione attivata a fine aprile. Con lo stesso schema, chi vuole essere pronto per un’apertura autunnale deve impostare il progetto ora, non a pubblicazione del DD.

  1. Preparazione progetto — relazione tecnica, piano economico-finanziario, preventivi dettagliati, due bilanci, DURC, dichiarazioni antimafia, eventuale perizia giurata per i programmi di sostenibilità/energia.
  2. Compilazione e invio telematico — all’apertura sportello, con firma digitale. Conta l’ordine cronologico.
  3. Verifica preliminare — sostenibilità finanziaria (Cflow ≥ Cfa/n).
  4. Istruttoria — entro 60 giorni, con eventuale richiesta di integrazioni (una sola volta).
  5. Concessione e contratto — provvedimento da sottoscrivere, poi contratto di finanziamento entro 60 giorni.

La perizia giurata è obbligatoria per il punteggio dei programmi di sostenibilità: una relazione tecnica firmata da professionista abilitato che attesti il risparmio energetico (≥5%) o il contributo agli obiettivi climatici. Senza perizia, niente punteggio. E senza punteggio, in un bando competitivo, si rischia di restare indietro a parità di tempistica.

L’erogazione avviene in non più di tre stati di avanzamento lavori (SAL), ciascuno almeno il 25% dell’investimento (tranne l’ultimo). Il saldo va richiesto entro 90 giorni dall’ultimazione. Per orientarsi tra i canali di finanziamento del territorio, può servire la nostra guida ai fondi per le imprese del Salento.

Investimenti Sostenibili 4.0: cumulabilità con altre agevolazioni

È una delle domande più frequenti: posso sommare Investimenti Sostenibili 4.0 ad altri incentivi? Serve una distinzione precisa, perché qui si commettono molti errori.

Regola di base (articolo 8 del decreto): le agevolazioni non sono cumulabili, sulle medesime spese, con altri aiuti di Stato — notificati, GBER o de minimis su costi specifici. Fanno eccezione i benefici ottenuti esclusivamente come benefici fiscali e garanzie, entro i limiti di intensità GBER.

✅ Crediti d’imposta generalizzati (non aiuti di Stato, es. beni strumentali 4.0)Cumulabili entro il 100% del costo del bene
✅ Garanzie pubbliche (Fondo Garanzia MCC, SACE)Non sono aiuti di Stato in senso stretto
❌ Nuova SabatiniAiuto di Stato: non cumulabile sulle stesse spese
❌ Credito d’imposta Mezzogiorno / ZESAiuto di Stato: non cumulabile sulle stesse spese
❌ Altri bandi GBER/de minimis sulle stesse spesePossibile invece su voci di spesa distinte

Il principio chiave è la distinzione tra stesse spese e spese distinte. Sullo stesso macchinario non puoi sommare questo bando e un altro aiuto di Stato. Ma puoi finanziare con questo bando il macchinario e con un altro strumento una voce diversa, senza sovrapposizione. È pianificazione finanziaria da fare a monte, non in corsa.

Da verificare: le FAQ ufficiali del nuovo bando 2026 non sono ancora pubblicate. Le indicazioni qui si basano sull’articolo 8 del decreto (formulazione identica al 2023) e sulle FAQ ufficiali 2023. La vigenza dei singoli crediti d’imposta (es. beni strumentali 4.0, in riduzione) va verificata alla data di domanda. Vedi la guida agli incentivi fiscali in regime de minimis.

Come si vincono i punteggi

In un bando a sportello conta l’ordine di arrivo. Ma se le risorse si esauriscono nell’ultimo giorno utile, le domande sono ammesse in base a una graduatoria di punteggio. Il punteggio può fare la differenza tra dentro e fuori. Tre criteri (Allegato 5):

  • Caratteristiche del proponente — solidità finanziaria su quattro indicatori (copertura immobilizzazioni, copertura oneri finanziari, indipendenza finanziaria, incidenza gestione caratteristica).
  • Qualità della proposta — quota di investimento in tecnologie 4.0 e sostenibilità economica dell’investimento.
  • Sostenibilità ambientale — economia circolare, risparmio energetico ≥5%, obiettivi climatici (perizia giurata), sistemi di gestione ambientale (EMAS, ISO 14001, ISO 50001).

Due premialità aggiuntive: il rating di legalità e la certificazione della parità di genere (3 punti nel bando precedente). Leve concrete su cui lavorare già ora, indipendentemente dalla data dello sportello.

Conclusione: prepararsi prima della corsa

Investimenti Sostenibili 4.0 è uno degli strumenti più consistenti per le PMI del Sud: 448 milioni, fino al 75% tra fondo perduto e tasso zero, platea regionale definita. Ma è competitivo: velocità di accesso e qualità del progetto contano quanto i requisiti.

Tre cose da fare adesso, senza aspettare la data. Verificare i requisiti, dai due bilanci alla relazione Cflow ≥ Cfa/n. Impostare un progetto con spesa tecnologica preponderante ed eventuale sostenibilità documentabile con perizia giurata. Lavorare sulle premialità — rating di legalità e parità di genere — che si ottengono in anticipo. Chi nel 2025 era pronto è entrato. Gli altri hanno guardato lo sportello chiudersi in poche ore.

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Per informazioni ufficiali e aggiornate, si raccomanda di consultare sempre i siti ufficiali degli enti erogatori e la normativa di riferimento. FinanziamentiSalento non si assume alcuna responsabilità per eventuali azioni intraprese sulla base delle informazioni contenute in questa guida.

Vantaggi / Svantaggi/Confronto
Vantaggi
Svantaggi
Copertura fino al 75% (35% fondo perduto + 40% tasso zero)
Sportello competitivo: rischio esaurimento rapido (1 giorno nel 2025)
Finanziamento senza interessi e senza garanzie
Spese minime alte: 750.000 € (esclude i micro-progetti)
Cumulabile con crediti d'imposta generalizzati e garanzie pubbliche
Per micro/piccole il fondo perduto scende dal 50% al 35%
Riservato al Sud, con quota 25% per micro e piccole
Servono 2 bilanci: escluse le imprese neocostituite
Ammette anche ATECO non ancora attivo (da attivare entro saldo)
Spesa tecnologica 4.0 deve essere preponderante
Tasso zero da rimborsare in 7 anni
Data apertura sportello ancora non definita
Cosa fare se...
Situazione
Azioni utili
Hai un solo bilancio depositato
Aspetta il secondo: requisito non derogabile. Nel frattempo valuta ON o bandi startup
Il flusso di cassa non copre Cflow ≥ Cfa/n
Riduci la durata del finanziamento o ridimensiona la quota a debito; verifica prima di presentare
Vuoi installare solo il fotovoltaico
Non basta: affiancalo ad almeno una misura di efficientamento (2, 3 o 5)
Hai già firmato un ordine al fornitore
Non presentare con quel bene: l'ordine = avvio = inammissibilità. Solo preventivi prima della domanda
Vuoi cumulare con la Nuova Sabatini
Non sulle stesse spese; sì su voci di spesa distinte
Fai parte di un gruppo societario
Calcola la dimensione includendo imprese collegate/associate, non solo il tuo bilancio
Lo sportello non è ancora aperto
Prepara progetto, perizia, premialità ora: alla data sarà troppo tardi per organizzarsi
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FAQ - Domande frequenti Investimenti Sostenibili 4.0: fino al 75% per le PMI del Sud (fondo perduto + tasso zero)

La data non è ancora fissata. Il DM 18 marzo 2026 rinvia a un successivo decreto direttoriale per i termini di presentazione. Alla data di pubblicazione lo sportello non è aperto.
Fino al 75% delle spese ammissibili: 35% come contributo a fondo perduto in conto impianti e 40% come finanziamento agevolato a tasso zero, restituibile in 7 anni.
Micro, piccole e medie imprese con unità produttiva in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia o Sardegna, con almeno due bilanci approvati e depositati e contabilità ordinaria.
Le spese ammissibili devono essere comprese tra 750.000 e 5.000.000 di euro, e comunque non superiori al 70% del fatturato dell'ultimo bilancio.
Solo all'interno di un programma di efficienza energetica con risparmio di almeno il 5%, e in abbinamento ad almeno un'altra misura di efficientamento. Da solo non è ammissibile.
Sulle stesse spese non è cumulabile con altri aiuti di Stato (Nuova Sabatini, credito Mezzogiorno/ZES), salvo benefici fiscali e garanzie. È invece compatibile con crediti d'imposta generalizzati entro il costo del bene e su voci di spesa distinte.
Massimo 18 mesi dalla notifica della concessione, con possibilità di proroga fino a 6 mesi.
Invitalia, soggetto gestore per conto del MIMIT. La domanda si presenta solo per via telematica sulla piattaforma dell'Agenzia.

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